ATTUALITÀ - Mondo Voc aprile 2011                                                                     Torna al sommario



La vocazione al matrimonio

Non è vero che tutti i giovani hanno progetti labili e sono “mammoni”. Non è vero che non vogliono prendere impegni duraturi. Non è vero che non hanno speranze. Ci sono tanti giovani che seguono un cammino bello, pulito, entusiasmante, e lo fanno con tanto coraggio.


di Aldo Maria Valli

Valli_aprile_2Ho vissuto di recente un’esperienza bellissima: il matrimonio della mia figlia più grande, Giulia, di venticinque anni, con il suo Marco, ventiseienne. Un matrimonio cristiano fortemente voluto e sognato. Una grande festa per loro due e per tutti noi. Una cerimonia bella perché semplice, nella quale l’invitato numero uno è stato il Signore.


Attraverso questa vicenda ho preso fiducia. Non è vero che tutti i giovani hanno progetti labili e sono “mammoni”. Non è vero che non vogliono prendere impegni duraturi. Non è vero che non hanno speranze. Ci sono tanti giovani che seguono un cammino bello, pulito, entusiasmante, e lo fanno con tanto coraggio.


Per due ragazzi mettere su famiglia è difficilissimo. Tutto è contro di loro. I prezzi assurdi delle case e degli affitti, la mancanza di un lavoro stabile, la mentalità dominante che invita a divertirsi e a non pensare alle cose serie, le paure indotte da un consumismo che ti costringe a spese folli per cose futili e non ti lascia concentrare su ciò che conta davvero.


Giulia e Marco hanno saputo andare controcorrente, seguendo san Paolo: “Non conformatevi alla mentalità del tempo”. Non si sono fatti frenare da nulla, nemmeno dal lavoro precario trovato, per entrambi, subito dopo la laurea. Hanno scelto una casa piccola, senza fronzoli e senza pretese, hanno risparmiato tanto, non si sono vergognati di chiedere aiuto. E quando hanno sentito di possedere il minimo indispensabile per partire sono partiti! Senza aspettare di avere chissà quali sicurezze (che probabilmente non avranno mai, perché così è la vita).


Valli_aprile_4La storia di Giulia e Marco andrebbe raccontata, come quella di tanti altri loro amici e ragazzi che conosco in giro per l’Italia, come una storia vera, di un paese vero, diverso da quello che ci viene narrato dai mass media e che ci mette tanta tristezza. Certo, all’origine c’è una fede salda, coltivata fin da bambini nella parrocchia e in famiglia. All’origine ci sono genitori che con il loro esempio hanno trasmesso fiducia nella fedeltà e nella libertà responsabile. Ma queste non sono eccezioni. E andrebbe detto.


Il messaggio per i signori della politica e dell’economia è chiaro: oggi chi si sposa e mette su famiglia non lo fa grazie a ciò che lo Stato e le banche gli danno, ma nonostante lo Stato e le banche. È una corsa a ostacoli, nella quale tutti fanno a gara per scoraggiare. Ti dicono: molto meglio convivere, molto meglio tirare avanti da single!

 

Chi crede nella famiglia deve combattere una battaglia non solo ideale, ma pratica. Ne sa qualcosa il sottoscritto, padre di sei figli e unico percettore di reddito. Lo Stato ti fa quasi sentire in colpa perché sei a capo di una famiglia numerosa. Nessuna agevolazione fiscale, nessun aiuto per la crescita culturale dei ragazzi. Si è abbandonati, con la sensazione di essere tollerati come animali un po’ strani in un mondo che viaggia in tutt’altra direzione.


Per questo ringrazio Giulia, Marco e i tanti ragazzi come loro. È una testimonianza che aiuta tutti noi a crescere. Fra parentesi, Marco, subito dopo il matrimonio, si è visto trasformare il proprio contratto di lavoro da precario a stabile. Aiutati che Dio ti aiuta! È proprio vero.

 

 


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