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ATTUALITÀ - Mondo Voc ottobre 2013                                       Torna al sommario

 

 

 

IL DIRITTO DI SCEGLIERE L’EDUCAZIONE PER I PROPRI FIGLI

Scuole cattoliche, quello che non si dice

 

 

Una lettura serena e senza pregiudiziali ideologiche di quanto afferma la Costituzione italiana a riguardo della natura “pubblica” delle scuole paritarie (per il 70% cattoliche) e del beneficio, non solo economico ma soprattutto culturale e di valori, che le scuole cattoliche apportano al sistema scolastico italiano.

 

di Salvatore Izzo

 

scuola_cattolica_5Una “parità” non reale

Anche questo settembre, all’inizio dell’anno scolastico molte scuole cattoliche (circa 500) non hanno riaperto i loro battenti, vittime della crisi economica che penalizza le famiglie. Eppure, ha affermato il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, commentando qualche tempo fa il ripetersi delle chiusure di istituti, “ogni volta che una scuola paritaria è costretta a chiudere, ne deriva un aggravio economico per lo Stato e una ferita per la scuola nel suo insieme”. Tanto per cominciare, infatti, le circa tredicimila scuole cattoliche di ogni ordine e grado che operano nel nostro Paese con il loro servizio garantiscono un risparmio di sei miliardi di euro alle casse dello Stato. Un allievo della scuola statale, secondo un’elaborazione dell’Associazione genitori scuole cattoliche, costa 6.635 euro all’anno, mentre per un allievo delle private l’erario eroga 661 euro. Non solo: la Costituzione riconosce “il diritto dei genitori di scegliere l’educazione per i propri figli”, ma tale facoltà appare alla portata solo delle famiglie più abbienti, in quanto lo Stato non garantisce una reale “parità” tra le scuole statali e non, che per i vescovi invece “deve divenire effettiva e far sì che tra esse si stabilisca un rapporto realmente costruttivo”.


Intervistato da “Tempi”, Bagnasco ha indicato del resto la “parità scolastica” come una delle priorità per il nostro Paese e ha chiesto di “attivare un processo di autonomia e di libertà in tutto il sistema scolastico, superando anacronistiche pregiudiziali ideologiche e assicurando una rinnovata alleanza tra genitori e operatori scolastici”.

 


Un’opposizione ideologica

scuola_cattolica_6In realtà, falcidiando i redditi di molte famiglie, la crisi economica sta certamente peggiorando la situazione delle scuole cattoliche, ma il problema è molto più antico. “La conflittualità tra scuola pubblica e privata – ha spiegato Bagnasco intervenendo sul referendum tenuto lo scorso maggio a Bologna – affonda le radici in una visione distorta del “pubblico”, che lo identifica con lo Stato e dimentica che esso è, piuttosto, riferito alla dimensione politica come tale, ben più ampia dell’orizzonte statale”. E mentre la natura pubblica delle paritarie è affermata “con la legge 62 del 2000”, di fatto “malgrado questi positivi riconoscimenti e disposizioni, permangono svariate difficoltà applicative della legge: l’incertezza della disponibilità finanziaria, la lentezza nell’erogazione dei fondi, l’eccesso di prescrizioni e di controlli burocratici, l’assenza di uffici ministeriali con specifiche competenze sulle scuole paritarie”.


Tutto questo è aggravato da una “malintesa concezione del pubblico” che va a braccetto con l’immagine di una “Chiesa, ritenuta oggetto di privilegi che sottraggono energie alle risorse comuni; le scuole cattoliche, infatti, rappresentano il 70% delle scuole paritarie. Simili posizioni non considerano il contributo sociale delle numerose scuole gestite da enti ecclesiastici o non statali, oltre al risparmio economico – e non lo spreco di risorse – che esse portano alla collettività”, ha chiarito il presidente della Cei.

 


Senza oneri per lo Stato

scuola_cattolica_7All’argomento relativo al dettato costituzionale che garantisce libertà scolastica ma “senza oneri per lo Stato”, Bagnasco ha replicato proprio in occasione del referendum bolognese che “nel caso delle scuole paritarie non si tratta di un onere nei confronti dello Stato in quanto, sebbene esso contribuisca economicamente al loro sostentamento, è ben di più di quanto esse fanno risparmiare alla collettività rispetto a quanto ricevono da essa. Non si tratta dunque in alcun modo di un onere, e per questo risulta pretestuoso il riferimento all’articolo in questione”. Proprio l’articolo 33 si attuerebbe, invece, secondo il presidente della Cei, “sul piano sociale, nella possibilità data a enti e privati di istituire scuole ed istituti di educazione” e l’opera sociale di queste scuole, aggiunge il testo costituzionale, deve essere favorita dalle Istituzioni statali “sulla base del principio di sussidiarietà. Il sostegno che lo Stato dichiara di voler offrire alle scuole comprende sia l’ambito finanziario, esplicitato nell’intenzione di favorire le loro attività, sia quello dell’autonomia”.

 


“Un raduno di popolo”

Muove dalla constatazione del rischio di “dannose conflittualità” l’iniziativa, annunciata dallo stesso Bagnasco all’ultima Assemblea Generale dei vescovi italiani, di “un raduno di popolo” che si terrà “a Dio piacendo nel prossimo anno”, come naturale conseguenza di quanto emerso nel recente “Laboratorio nazionale di studio”, promosso dai vescovi per i responsabili degli Uffici diocesani della Scuola nonché delle Scuole Cattoliche”. Per il presidente dei vescovi, la “effettiva parità tra scuole statali e paritarie va richiamata oggi, in un contesto che spesso riconosce solo il valore delle prime”, mentre “purtroppo, l’auspicata realizzazione dell’autonomia secondo una piena sussidiarietà è spesso ostacolata dai numerosi vincoli e dalle complessità burocratiche vigenti nel nostro sistema”.


La richiesta della Chiesa Italiana al Governo centrale come a quelli locali è dunque solo quella di “dare ragione della centralità della scuola, con lucidità e lungimiranza, adottando decisioni di equità e di giustizia rispetto a tutte le esperienze proficuamente attive, dalla scuola materna all’università, valorizzando – ha spiegato recentemente Bagnasco – anche il patrimonio della scuola cattolica e sostenendo il diritto dei genitori di sceglierel’educazione per i propri figli”.


 

 

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