Stampa
Visite: 2360

ATTUALITÀ - Mondo Voc agosto-settembre 2013                                     Torna al sommario

 

 

 

Fare la rivoluzione con Cristo

 

Il racconto delle giornate di Rio attraverso le parole che Papa Francesco ha rivolto ai giovani. La loro capacità di ascolto, di coinvolgimento e di impegno, la voglia di testimoniare con coraggio il Vangelo, portando con gioia una Croce che già punta su Cracovia.


di Stefania Careddu


Copacabana_gmgUn abbraccio lungo quattro chilometri. Il celebre lungomare di Copacabana, suggestiva cornice di gremite feste di Capodanno e simbolo di divertimento spensierato, trasformato nella strada del Calvario. L’allegria di tre milioni di ragazzi che sa farsi preghiera, ascolto e silenzio.

 

Istantanee di un evento che è già entrato nella storia: il primo viaggio internazionale di Papa Francesco, la prima Gmg sulla spiaggia, un raduno affollatissimo (per numero di partecipanti è secondo solo a quello di Manila nel ’95). Un intreccio di storie, di volti, di bandiere, di sogni e di interrogativi, di mani strette ai rosari, di lacrime e di sorrisi. Un pellegrinaggio coraggioso che riparte sulle vie del mondo.

 

 

Rio, la Cidade Maravilhosa

gmg_rio_maniLa Gmg di Rio lascia negli occhi l’orizzonte sconfinato della fede e l’abbraccio del Cristo Redentore, ma soprattutto consegna l’immagine di una generazione che ha voglia di cambiare il mondo, che non ha paura di prendere sul serio la proposta cristiana e di mettere Cristo al centro della propria vita. “Vi chiedo di essere rivoluzionari, di andare contro corrente: sì, vi chiedo di ribellarvi a questa cultura del provvisorio, che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità, che non siate capaci di amare veramente”, ha detto il Papa. “Metti Cristo nella tua vita e troverai un amico di cui fidarti sempre; ‘metti Cristo’ e vedrai crescere le ali della speranza per percorrere con gioia la via del futuro; ‘metti Cristo’ e la tua vita sarà piena del suo amore, sarà una vita feconda”, ha ripetuto. Un’esortazione forte, rivolta a tutti e che è arrivata dritta al cuore di ciascuno.


Di quei milioni di ragazzi che non si sono lasciati scoraggiare dalla pioggia che per tre giorni si è abbattuta sulla metropoli carioca e che ha costretto gli organizzatori a spostare la Veglia e la messa conclusiva da Guaratiba – area divenuta impraticabile a causa del fango – a Copacabana. Avvolti nei loro keeway, i giovani non hanno mai perso l’entusiasmo e il sorriso, sorprendendo perfino gli abitanti della zona e le forze dell’ordine abituate a gestire le folle meno ordinate del Carnevale o dei raduni di San Silvestro.

 


Un oceano di sogni e speranze

gmg_rio_felictNella notte tra sabato e domenica l’Avenida Atlantica e le vie limitrofe sono diventate un unico tappeto di sacchi a pelo, asciugamani, stuoie e qualche tenda. Dal puzzle umano sbucavano venditori di magliette e di pop corn, di dolci e di statuine del Redentore, spazzini che al ritmo dei canti accennavano passi di danza attorno alle scope, ma anche ragazzi che si confessavano, si mettevano in cerchio per sgranare il rosario o scambiarsi riflessioni. Le chiese della città – su invito dell’arcivescovo di Rio, mons. Orani Joao Tempesta – sono rimaste aperte per tutta la notte. Ulteriore segno di un’ospitalità calorosa, genuina e generosa che la gente carioca ha riservato ai pellegrini, accolti per la maggior parte in famiglia piuttosto che in palestre o strutture scolastiche.


Sulle rive dell’oceano, le cui onde si infrangevano instancabili sulla battigia, si sono riversati fiumi di giovani: 500 mila alla messa di apertura del martedì, un milione alla cerimonia di accoglienza con il Papa del giovedì fino ai tre milioni della celebrazione finale. Ragazzi arrivati da ogni parte del mondo, come pure famiglie, bambini tenuti in braccio o sulle spalle, anziani, turisti e gente del quartiere scesa in strada per vedere – forse per l’unica volta – il Papa latinoamericano che, al suo passaggio, dispensava benedizioni, carezze e saluti. Lì, sul lungo litorale di Copacabana, sono risuonati gli appelli di Francesco: semplici, diretti, senza sconti.

 


Testimoni coraggiosi

giovani_croce_rioAndate, senza paura, per servire” sono state le parole chiave del mandato missionario: “seguendo queste tre parole – ha sottolineato - sperimenterete che chi evangelizza è evangelizzato, chi trasmette la gioia della fede riceve gioia: cari giovani, nel ritornare alle vostre case – ha raccomandato il Pontefice – non abbiate paura di essere generosi con Cristo, di testimoniare il suo Vangelo”. Un Vangelo che è speranza, luce, fiamma che scalda, ma anche segno di contraddizione.


Come quella Croce portata, nel buio del venerdì sera, da un Cristo che attraversava la folla, dopo aver caricato su di sé le sofferenze, i problemi e i disagi dell’umanità. Un chilometro scandito dall’afflizione, dagli insulti, dalle percosse, dalle lacrime e dalle cadute, reso carne e spirito da un cast di 280 artisti e volontari provenienti dal Brasile, dall’Argentina, da Puerto Rico, dal Messico, dalla Germania e dagli Stati Uniti. Ogni stazione è stata un grido verso l’Alto.  “Non c'è croce, piccola o grande, della nostra vita che il Signore non condivida con noi”, ha assicurato Francesco.

 


Si riparte

Ai minuscoli granelli della mezzaluna di Copacabana si sono aggiunti quelli delle attese, degli interrogativi, dei progetti di una generazione che non vuole arrendersi alla sfiducia e al pessimismo. Che crede in un futuro migliore, che torna a casa con la certezza che vale la pena allenarsi per far parte della squadra di Dio. Gli “atleti di Cristo”, come li ha chiamati ad essere il Pontefice, sono pronti a giocare la partita della loro vita. E a contagiare il mondo con la gioia della fede. C’è tanto da fare. In attesa di rivedersi a Cracovia, nel 2016.


 

 


Copyright © La riproduzione degli articoli di MondoVoc richiede il permesso espresso dell'editore