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MEDIAEDUCATION - Mondo Voc agosto-settembre 2013                         Torna al sommario

 


 

IL PAPA PARLA AI GIOVANI ATTRAVERSO I SOCIAL MEDIA

Twitter …mi piace!

Le ragioni di una scelta

 


Il 12 dicembre dello scorso anno il Papa è approdato su Twitter. Da allora la presenza del Pontefice non è mai mancata sul social media e le sue parole hanno registrato fino a 8 milioni di utenti. Un tale successo significa che la scelta di parlare, in particolare ai giovani, su Twitter è stata indovinata. Ma perché proprio il social del cinguettio?

 

di Stella F.

 

titter_benedetto_XVI“Se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna”. Dice così un motto islamico, mutuato per significare che quando una cosa non accade spontaneamente, occorre sollecitarla. E così, se accade che i giovani si allontanano dalla Chiesa, bisogna andargli incontro. Bisogna incrociarli su un terreno a loro familiare. Bisogna comunicare con il loro linguaggio. Ma anche quando i giovani non sono distanti dalla religione, parlare la loro lingua è un modo molto proficuo per tenere vivo il dialogo. Ecco perché il Papa twitta.


È approdato per primo sul pianeta del “cinguettio” Benedetto XVI. Era il dicembre del 2012. Oggi a proseguire l’opera ci pensa Papa Francesco. Questa continuità porta a chiedersi cosa ci sia di efficace nell'iniziativa, ma anche ad interrogarsi sul perché sia stato scelto proprio Twitter, tra i tanti social media.


Proviamo a dare qualche risposta. Non esaustiva, ma utile (si spera) ad innescare una riflessione sul tema.

 


Comunicare è capirsi

Twitter_mi_piaceLa decisione di utilizzare un simile canale di comunicazione, sicuramente ponderata attentamente, risponde all’esigenza espressa da G. Kemp quando sosteneva che la comunicazione si concretizza in gente che parla ad altra gente e si comprende a vicenda. Se manca l’elemento della comprensione, non c’è comunicazione (cum munis cioè comune, condiviso). E per farsi capire dai giovani quale modo migliore se non utilizzare i loro strumenti, i loro codici? Certo, Twitter non è un luogo da omelia. 140 sono le battute disponibili per un messaggio. Ma è proprio questo che i giovani vogliono. Non la lunga e ridondante predica, bensì l’essenzialità. Il loro mondo è fatto di sms (su cui peraltro risparmiano anche caratteri, rendendo ancora più short i concetti espressi), di velocità (ricerca veloce, lettura veloce, copia, taglia/incolla). Un twit arriva prima e si digerisce meglio. È più confacente al loro stile di vita e poi, perché no, può piacere anche agli adulti.

 


Twitter non è Facebook

Ma perché proprio Twitter? Se il movente è quello di arrivare ai ragazzi, di parlare a loro attraverso i canali che prediligono, allora perché non andare su Facebook, che è certamente più diffuso di Twitter? La risposta è semplice, anche se non evidente. Twitter e Facebook sono due luoghi molto diversi tra loro. Frequentare Twitter è come andare in biblioteca. Ci vai se ti piacciono i libri, se cerchi qualcosa. Incontri gente che non conosci ma che ha i tuoi stessi interessi. Scambi due chiacchiere, condividi un pensiero che ruota magari intorno ad un testo. Consigli un libro, ne intercedetti qualcuno che non credevi potesse incuriosirti. È un campo neutro Twitter. Non sei ospite di nessuno, non devi per forza partecipare ad una conversazione, non devi sottoporti al rito dei convenevoli, non devi ascoltare necessariamente il padrone di casa che ti racconta delle sue vacanze ai Tropici.

 

twitter_PapaEssere su Facebook è invece come andare a casa di qualcuno, dove fai quello che il padrone ti propone, dove ti conformi ai suoi interessi, ai suoi gusti, ai suoi tempi. È un approccio diverso, che valorizza un altro aspetto della vita: la convivialità. Incontrarsi su Twitter invece è completamente diverso, più discreto, meno pressante.

 

Su Twitter non devi chiedere l’amicizia a nessuno e puoi leggere quello che scrive chiunque, se ti interessa. La comunicazione ha inizio con un messaggio, che viene letto ed inoltrato ad altre persone potenzialmente interessate a quell’argomento o a ciò che dice un certo personaggio. Su Twitter  non devi per forza parlare per esistere, puoi anche solo “seguire” e, se ti esprimi, non devi standardizzare il tuo pensiero con un “mi piace”. Su Twitter non hai tempo (le notizie sono tutte attuali, in tempo reale, legate al presente), né spazio per dilungarti, raccontarti, ripensarci. Su Twitter non c’è posto per autocelebrarsi con le foto, è meno frivolo, più immediato. Non è nato per condividere con enne utenti la propria vita, ma per permettere ad enne utenti di riflettere sui pensieri e le parole di gente nota o di perfetti sconosciuti, che hanno qualcosa di significativo da dire. Su Twitter se sei banale non sopravvivi come following. Ci sarà un motivo allora se Papa Francesco è seguito da ha 8 milioni di seguaci.

 


 

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