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ORIENTARSI - Mondo Voc agosto-settembre 2013                                             Torna al sommario

 

 

 

Papa Francesco e le attese dei giovani

 

Dopo soltanto pochi mesi sembra che Papa Francesco stia dando ai giovani, senza blandizie di alcun tipo, ciò che essi si aspettano da una figura come quella del Papa, di un Papa che è credibile in sé prima ancora che come Papa. Un feeling comunicativo che trasmette una fede viva, gioiosa, “incarnata”, e una figura di Chiesa di stampo francescano, povera, essenziale, senza orpelli, ma affascinante e attrattiva per la gente di oggi.


di Luciano Cabbia


Papa_Francesco_AngelusDomenica 17 marzo 2013, al suo primo Angelus in Piazza san Pietro davanti a trecentomila persone, Papa Francesco comincia così il suo pontificato: «Buongiorno…». Un saluto che è una rivoluzione. Da lì è partito tutto. Forse il mondo intero, e non soltanto la gente in Piazza, aspettava proprio quel semplice “Buongiorno”. Forse lo aspettavano soprattutto i giovani. Ancora oggi la maniera di comunicare della Chiesa è “da testa a testa”, e i suoi insegnamenti rischiano di lasciare il tempo che trovano, mentre oggi i giovani comunicano soprattutto “da pancia a pancia”. In così poco tempo Papa Francesco ha ridotto di molto, se non proprio annullato, la distanza comunicativa con la gente, in particolare con i giovani. Sa che, soprattutto con i giovani, non bisogna interrompere la comunicazione sulla loro lunghezza d’onda, sennò salta la possibilità di entrare in relazione profonda con loro. Ma questo non è un astuto calcolo di strategia pastorale, è semplicemente il porsi in autenticità e naturalezza di un uomo semplice, di un prete semplice, che è il Vescovo di Roma.

 


Il desiderio di una vita grande

Papa_Francesco_giovaniNella sua prima enciclica Lumen Fidei, Papa Francesco, proprio pensando all’esperienza delle Giornate Mondiali della Gioventù, dice: «I giovani hanno il desiderio di una vita grande. L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore, e assicura che quest’amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso» (n. 53).


Spesso i desideri inespressi dei giovani, le loro mezze frasi, le parole non dette o appena sussurrate… sono dei “ganci” lanciati al mondo adulto alla ricerca di un tratto in comune, di un dialogo in fondo cercato, per non perdere il filo di una storia, per non smarrirsi del tutto in una società straniante, frantumata, e liquida. Con la sua maniera di essere – prima ancora che con le pur espressive parole con le quali parla ai giovani – Papa Francesco indica che il percorso per arrivare a credere in Gesù Cristo passa per la testimonianza personale e l’attrattiva di cui è capace chi annuncia il Vangelo, e non passa certo per vuoti appelli, o denunce, o rimproveri inconcludenti.


I giovani – che già si sentono irretiti, oggetto di molte seduzioni e tentativi di manipolazione – in Papa Francesco vedono la trasparenza e la freschezza del Vangelo “sine glossa” (proprio come voleva Francesco di Assisi). Una via che passa attraverso l’immensa tenerezza e pazienza di Dio, la sua infinita misericordia e la sconfinata capacità di accogliere e comprendere tutti, senza mai stancarsi, proprio come ha detto Papa Francesco in una delle sue omelie: «Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono, ma Dio mai si stanca di perdonarci, mai…».

 


I giovani, finestra sul futuro del mondo

imagesCAFOC8B5Dal linguaggio, dai toni adottati, dalla gestualità stessa di Papa Francesco si capisce che la via maestra per fare breccia nel cuore dei giovani è quella dell’invito interiore alla conversione, alla purificazione della coscienza, non certo dell’imposizione di una legge. Il Papa nel suo discorso di inizio pontificato, il 19 marzo 2013, ha detto: «Non abbiate paura della tenerezza». Forse ci si aspettava – soprattutto in un discorso programmatico – qualcosa di più forte, di più teologico… e invece il Papa dice che è della tenerezza che oggi c’è più bisogno. Spesso i giovani oggi si sentono smarriti e confusi, a volte fanno esibizione di forza e anche di violenza, ma molte volte è per nascondere una grande fragilità e insicurezza interiore… Sentirsi dire che è della tenerezza che oggi c’è più bisogno, che occorre cercarla, non avere paura di accoglierla e di manifestarla, questo rappresenta davvero un atto di grande forza. Forse erano proprio queste le parole che i giovani volevano sentire, parole capaci di ridestare energie sepolte chissà dove in fondo alla loro anima.


Papa Francesco nel suo primo discorso in terra brasiliana per la GMG, la sera del 22 luglio 2013, davanti alla Presidente Dilma Rousseff fa un atto di illimitata fiducia nei confronti dei giovani: «La gioventù è la finestra attraverso la quale il futuro entra nel mondo (…). La nostra generazione si rivelerà all’altezza della promessa che c’è in ogni giovane quando saprà offrirgli spazio», per poi dire che è Cristo stesso che vuole protagonisti i giovani: «Cristo offre loro spazio, sapendo che non può esserci energia più potente di quella che si sprigiona dal cuore dei giovani quando sono conquistati dall’esperienza dell’amicizia con Lui. Cristo ha fiducia nei giovani e affida loro il futuro della sua stessa missione (…); andate oltre i confini di ciò che è umanamente possibile e generate un mondo di fratelli. Ma anche i giovani hanno fiducia in Cristo: essi non hanno paura di rischiare con Lui l’unica vita che hanno, perché sanno di non rimanere delusi».

 


Santi “a figura intera”

imagesCAYQCDBVI giovani vedono che quella che Papa Francesco cerca di vivere e di trasmettere è una “fede amante”, intrisa di umanità. E insieme con essa il Papa cerca di comunicare altri valori oggi particolarmente avvertiti: la sobrietà, una austerità di vita unita al sorriso e alla gioia spontanea, la coerenza di chi fa le cose che dice, e le fa ancora prima di dirle. I giovani scorgono nel Papa una totale mancanza di ipocrisia e di menzogna, che invece, purtroppo, si sono recentemente palesate in alcuni ambienti della Chiesa nei quali si è creato un clima di “mondanità spirituale. L’atteggiamento di Papa Francesco per i giovani è una “garanzia”, e i giovani lo hanno percepito subito; sanno che non può essere qualcosa di di posticcio, di falso; sanno che è una cosa che non si studia e non si impara – nemmeno in tanti anni di formazione gesuitica – ma si forgia nell’animo con la preghiera (e Papa Francesco prega e chiede sempre a tutti, e in ogni occasione, di pregare per lui), con l’adorazione davanti all’Eucaristia, e stando inginocchiati a servire e a lavare i piedi ai poveri. Questo non può non colpire i giovani che sono alla ricerca di testimoni riusciti e felici della fede in Cristo, esempi “a figura intera” di santità (quindi non troppo “spirituali” e staccati da terra); di persone autentiche che spendono la vita per quello in cui credono, senza tante parole e lontano da ogni retorica.


I giovani oggi hanno voglia di raccontarsi – basta vedere l’incredibile successo dei blog e dei social network –, voglia di raccontare anche i loro “casini”; voglia di essere ascoltati, soprattutto di non essere giudicati… e questo lo hanno trovato in un Papa “parroco” che ha sempre tempo per loro, tempo – per usare un’immagine – di sedersi con i suoi ragazzi sulle scale e star lì ad ascoltarti, anche a lungo (oggi che tutto, anche la pastorale, i sacramenti, le catechesi… vanno di fretta). Quando era arcivescovo di Buenos Aires la sveglia del Cardinale Bergoglio era alle 4 del mattino. Dopo le preghiere e la Messa si dedicava a rispondere personalmente alle lettere dei suoi fedeli, che di lui dicevano: «Parla poco, ma sa ascoltare molto». Gandhi diceva: «Diventerò cristiano quando incontrerò un cristiano che si riconosce senza dire una parola». Lo stile di Papa Francesco si avvicina molto a questo modo di essere missionario del Vangelo: non parlare tanto, ma parlare con tutta la vita.

 


imagesCASB577HIl Cristianesimo è una storia semplice

Quello che Papa Francesco dice con parole spesso semplici e dirette, “arriva” molto ai giovani: dice cose poi non tanto nuove, ma queste cose “parlano” molto ai giovani; il Papa le dice in un modo che coinvolge le loro emozioni e sensazioni, i loro sogni, i desideri, le loro attese…


Gianni Valente, giornalista e amico personale di Papa Francesco, ha confidato, in riferimento all’amico diventato Papa: «Ho imparato da lui che il Cristianesimo è una storia semplice». Forse proprio quello di cui i giovani oggi sentono più il bisogno: una “storia”, ossia un racconto al quale appassionarsi, una narrazione nella quale immedesimarsi, e, magari, cercare almeno un po’ di identificarsi con qualcuno dei personaggi positivi…; e poi una storia “semplice”, senza tanti artifici retorici, giri di parole, spiegazioni accademiche, interpretazioni tanto più sofisticate quanto meno convincenti per la sete di verità e di bellezza dei giovani.


 

 

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