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ATTUALITÀ - Mondo Voc febbraio 2012                                                              Torna al sommario

 

 

La Chiesa di fronte alla sfida delle nuove tecnologie.

La nuova “Rete” dei «pescatori di Galilea»

Solcando le onde del web è difficile sottrarsi al fascino che questo mare emana anche per “un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo”. L’occhio del navigante non fatica, però, a riconoscere anche gli scogli, contro i quali rischia di cozzare quel guscio che siamo. Qual è allora il giusto atteggiamento che il credente deve assumere per non rischiare di rimanere impigliato nella Rete? L’equilibrio necessario richiede di equipaggiarsi adeguatamente per creare un ambiente propizio, quasi una sorta di «ecosistema», che sappia integrare silenzio, parola, immagini e suoni.

di Ivan Maffeis

prendi_il_largo“Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca” (Lc 5, 4). Da quel mattino sul lago di Genèsaret, successivo ad una notte di insuccessi e frustrazioni, l’alternativa per i discepoli di Gesù rimane la stessa: fidarsi di Lui, fino a prendere sul serio la sua parola, che spinge al largo e conduce in spazi aperti. Chi conosce lo spessore di tale obbedienza – che porta “in direzione ostinata e contraria” al vento della mentalità corrente – non tarda a imbattersi in una pesca abbondante, che mette persino a dura prova la tenuta delle reti e rende necessario coinvolgere altri.

Da questo sentirsi interpellati non è forse nata la vocazione di tanti di noi?

L’esperienza si ripropone anche ai naviganti del web. Solcandone le onde, è difficile sottrarsi al fascino che questo mare emana, a partire dalla possibilità di entrare in contatto con un mondo, condividendo informazioni e, ancor più, emozioni e frammenti di storie di vita.
Più che tecnologico, è un ambiente culturale, che ci riconsegna innanzitutto il primato delle relazioni: la dimensione della comunità, così essenziale nella vita ecclesiale, trova nella Rete uno spazio che dilata la prossimità, consentendo di sentirsi sempre connessi e di allargare a dismisura la propria rete di contatti, con modalità fino a ieri impensabili: si naviga per documentarsi, per approfondire, ma soprattutto per alimentare e mantenere relazioni.

Altra dinamica che la Rete ripropone è quella del dono: il web è divenuto il luogo di sviluppo di tante forme di auto-mutuo-aiuto; persone con problemi informatici, sanitari, religiosi… vi trovano una possibilità tutta nuova e libera di darsi una mano: ecco l’enciclopedia online, il forum, il blog, il pacchetto di programmi open source…

chiesa_internetL’occhio del navigante non fatica, però, a riconoscere anche gli scogli, contro i quali rischia di cozzare quel guscio che siamo: la perdita di tempo che spesso la navigazione comporta, sottraendocelo ad altre attività, fino a creare dipendenza; le forme di violenza e di pornografia di cui sono gravidi i velieri dei pirati; la fine di ogni confine tra vita pubblica e vita privata, divorato dagli squali della privacy. Del resto, nei social network ci si racconta con facilità, ci si sveste del ruolo e ci si riscopre più diretti, a volte perfino incuranti che le nostre confidenze finiscano in forzieri digitali praticamente a disposizione di tutti.

L’equilibrio necessario richiede di abitare le piattaforme digitali integrandole alla vita quotidiana. Per dirlo con il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che celebreremo il prossimo 20 maggio, si tratta di equipaggiarsi adeguatamente per “creare un ambiente propizio, quasi una sorta di «ecosistema», che sappia integrare silenzio, parola, immagini e suoni”.

Anche in questo mare, dunque, l’invito a prendere il largo si ripropone con la stessa forza di allora; addirittura, con la consapevolezza che “forse è ipotizzabile che il web possa fare spazio – come il «cortile dei gentili» del Tempio di Gerusalemme – anche a coloro per i quali Dio è ancora sconosciuto” (così il Papa nel messaggio per la Giornata del 2010, dove ricordava che “per molti navigatori della Rete informatica potrebbe non esserci altro modo di venire raggiunti dall’unica parola che salva”).

Questo sguardo positivo sull’ambiente digitale, è carico di responsabilità, da declinare in un preciso stile di presenza. Andando ancora a ritroso, nel 2009 Benedetto XVI parlava di “Nuove tecnologie, nuove relazioni”: dove l’accento non cade tanto sul primo termine – per quanto affascinante – ma sulla relazione tra le persone.

testimoni_digitaliSe questo è l’orizzonte, il profilo con cui il credente si trova ad abitare questo tempo – e le sue reti – rimane quello della testimonianza, caratterizzata da alcuni tratti peculiari: trasparenza e credibilità, perché si capisca che dietro la nostra parola c’è la nostra mente, il nostro cuore, la nostra vita e quindi vale la pena di ascoltarla (non a caso, il messaggio del 2011 titolava: “Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale”); ascolto e dialogo, condizione anche in Rete dell’incontro e del legame: perché se nessuno vuol vedere se stesso come oggetto di missione, né rinunciare alla propria libertà di pensiero – osserva il Papa – nel web ci è richiesta una presenza discreta e al contempo propositiva per cercare di “tenere desta la ricerca di Dio” e “preoccuparci che l’uomo non accantoni la questione su Dio”, ma la riconosca essenziale per la sua esistenza; silenzio, che “là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti, diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio”: silenzio che è capacità anche di sconnettersi, di spegnere il cellulare e riscoprire – e far riscoprire – la dimensione dello sguardo, della contemplazione e della preghiera; silenzio che è condizione dell’accoglienza dell’altro e grembo di nuove parole, per “un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo”.

“Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5,10). Il miracolo avvenuto sul lago non sono solo le barche riempite di pesci e neppure quelle abbandonate dai primi discepoli: il vero miracolo è che quella parola oggi continua a cercare la nostra risposta, fino a sentirci dire: “Sulla tua parola getterò le reti”.

 

 

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