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verita04 Marzo 2014

Tutti la cercano...e tutti la temono

Vocazione, quell’esodo da se stessi alla ricerca della verità

“La verità ci inonda e ci circonda, sono i nostri occhi che debbono abituarsi a vederla ed accoglierla”. Aristotele, nel definire la verità, oggi avrebbe avuto qualche difficoltà in più rispetto a quando scriveva il secondo libro della Metafisica! In un mondo dove la mistificazione della realtà diviene stile di vita, in un contesto iper-mediatico zeppo di messaggi ingannevoli, se non si è culturalmente formati e capaci di discernere, difficilmente si riesce a capire dove si annida la verità. Federico Fellini, nel film “La voce della Luna” fa dire allo stralunato Benigni, ossessionato da tanta confusione, “se tutti facessimo un po’ di silenzio forse potremmo capire qualcosa”. Eros Ramazzotti canta “Noi siamo senza più certezze e verità, anime confuse, cuori agitati”, e Franco Battiato aggiunge “Inseguo il nostro tempo vuoto di senso…tante persone, un mare di gente nel vuoto”.
Giungono perciò opportuni i richiami sulla verità fatti recentemente da Papa Francesco nel messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali e nel discorso ai dirigenti e dipendenti della Rai. In entrambi ha parlato di deontologia dell’informazione corretta e rispettosa della persona, ma soprattutto nel messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni ha messo sapientemente a confronto la verità con la testimonianza di vita. Quella verità che è nelle cose, non nei proclami, la verità che è un modo di essere, cercata a costo di sacrifici e  capita avanti negli anni. Se infatti nella fanciullezza la qualità della verità è garantita e promessa dagli altri, nella giovinezza s’impara a valutarla attraverso la significatività delle esperienze.
I giovani, protagonisti o vittime dell’epoca in cui vivono, rischiano di assorbire messaggi ingannevoli e cattive abitudini. Su certe loro derive dalle analisi sociologiche emerge non a caso che la colpa è di chi li strumentalizza e di chi non s’impegna ad educarli come dovrebbe. D’altra parte si sa quanto le iniziative educative,e le manifestazioni di stima nei loro confronti, contribuiscono a rendere migliore la loro vita. In merito le Giornate della Gioventù insegnano più di qualcosa! Invece nell’età adulta la tentazione ricorrente è la separazione della parte di vita  meritevole di essere vissuta da quella che si è costretti a vivere. Solo nella terza età si è in grado di guardare più obiettivamente la propria esistenza.
Ma la verità su se stessi implica anche che i propri talenti vengano messi a servizio degli altri, a cominciare dal prossimo più vicino per finire al grande palcoscenico della vita professionale ed ecclesiale. “Ogni vocazione, pur nella pluralità delle strade -scrive il Papa nel Messaggio per la Giornata delle Vocazioni- richiede sempre un esodo da se stessi per centrare la propria esistenza su Dio”, che è come dire  avere il coraggio di rimettersi in gioco e di rischiare. “Ciò che conta è soltanto l’amore, non ho mai avuto dubbi: dimenticare di essere se stessi per gli altri diventa un paradiso in terra”, così scriveva Annalena Tonelli, la missionaria italiana uccisa  nel 2004 nella città somala di Brama da un estremista islamico, dopo avere trascorso quarant’anni  a servizio degli umili fra il KenYa e la Somalia.
Può anche capitare che nel percorso verso la verità  vengano spazzate vie in un attimo le scelte acquisite per dire “sì” al Signore e mettersi totalmente al suo servizio. Emblematica l’esperienza di sant’Agostino, la cui ricerca della verità s’intreccia con la sua stessa vita, rendendola positivamente inquieta fino all’incontro compiuto con Cristo. “Tu Signore  -scrive nelle Confessioni-  mi facevi rientrare in me stesso; per non guardarmi mi ero come nascosto dietro le mie spalle e tu mi strappasti di là mettendomi dinanzi a me stesso, affinché vedessi quanto ero indegno, deforme, sordido, tutto macchiato e piagato. Io vedevo e inorridivo, senza potermi sfuggire”. Ma l’accoglienza della grazia cambia la vita e perfino Renato Zero,  nel brano “A braccia aperte”, può dire  “in tutte le promesse disattese perdevo me e ritrovavo Dio. È lì la verità, ora lo so”.

(Vito Magno su Avvenire del 04 Marzo 2014)