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Dicembre  2012

Incontro tra il progetto di DLiturgia-1io e dell’uomo

Vivere la liturgia da consacrati

Nella liturgia il consacrato ripercorre il mistero pasquale e ad esso risponde con sua personale donazione al Signore. La vita formata dalla liturgia diventa così sintesi vitale e totalizzante che solo l’incontro tra culto, cultura e carisma può condurre a pienezza.

Fin dal nascere delle prime comunità cristiane, la chiesa si caratterizza per la sua azione missionaria accogliendo l’invito del signore: Andate, battezzate, annunciate. Nella stessa direzione si muove l’istituzione che fa dell’educazione il suo impegno specifico. L’invio, il battesimo e l’annuncio delineano il contenuto e la forma di un itinerario che si è dispiegato nel tempo.
Come ogni itinerario, anche la liturgia – letteralmente l’opera del popolo – necessita di un progetto ma, in modo particolare, di un progetto che sia in sintonia con il progetto di dio che si è attuato e continua ad attuarsi nella storia dell’umanità: dalla creazione nel tempo, fino alla nuova e definitiva creazione in Dio.

Due progettualità che si incontrano
La progettualità dell’uomo e di Dio, incontrandosi nell’azione liturgica, sono accomunate da un obiettivo condiviso: formare integralmente la persona, la cui scelta vocazionale si radichi in un culto capace di essere, da un lato, fonte e sorgente di una continua crescita verso la pienezza, dall’altro, costante invito al radicamento nella ferialità del quotidiano. La progettazione si delinea come itinerario da seguire per trasmettere e far vivere l’esperienza della fede all’interno di quelle situazioni vissute dai fedeli stessi nella loro quotidianità; una progettazione che coinvolge non solo la pedagogia o le scienze sociali ma, primariamente, la storia della salvezza, attuata nel tempo di cristo e realizzata nel tempo della chiesa. L’attenzione dell’azione liturgica è volta quindi, tanto alla realtà storico-salvifica della rivelazione quanto alle concrete e particolari situazioni delle comunità ecclesiali.
Dall’incontro tra il progetto di dio e le situazioni del tempo e degli uomini, emerge la necessaria capacità di cogliere in che modo la salvezza si attui secondo un progetto, in che modo sia possibile sviluppare una lettura della storia della salvezza in chiave sapienziale-salvifica; necessità resa evidente dal fatto che solo, a partire dalla sapiente pedagogia di dio, possono prendere forma tutti gli altri progetti, compreso quello della personale e progressiva conformazione a cristo da parte del credente.
L’azione liturgica comporta quindi una presa in carico della temporalità; l’anno liturgico mostra la progettazione e il dispiegamento nel tempo della storia della salvezza. È nel tempo che si attua il progetto salvifico di dio, questo comporta la possibilità che l’esperienza liturgica, alimento della vita consacrata, sia celebrata e, di conseguenza, colta e vissuta secondo le diverse situazioni ed età spirituali e cronologiche del fedele.
Per questo altri luoghi liturgici richiedono progettazione: sono l’ambito dei sacramenti e dei sacramentali, come luogo di incontro tra l’alleanza offerta da dio e la risposta dell’uomo; l’omelia domenicale offerta secondo un piano pastorale, marcando il ruolo teologico che le compete come “parte dell’azione liturgica”; la pastorale parrocchiale capace di entrare in dialogo con la pietà popolare.
Lo scopo di tale progettazione è orientare e strutturare un cammino che sostenga l’itinerario di fede e la vita del credente in cristo, offrendo prospettive che, in sintonia con la storia della salvezza, possano trovare spazio all’interno della vita della chiesa. La vita consacrata in questo processo assume un ruolo di testimonianza e un’occasione di competente ministerialità.

Cosa significa formare alla liturgia
L’educazione all’esperienza del mistero, compito della liturgia, prevede un prima e dopo, un venire da un’esperienza della vita ordinaria per poi tornare ad essa dopo aver sostato nel mistero. La comunità che compie questo viaggio di andata e di ritorno è allo stesso tempo artefice e destinataria della sua stessa formazione. Formare alla liturgia significa, sinteticamente, educare ad essere cristiani in pienezza; lo spirito di dio, da sempre capace di dare forma e novità alla mente e al cuore, è l’agente principale di questa formazione; dal canto suo, il credente è impegnato in un’azione ricettiva, al fedele è richiesta la disponibilità a lasciarsi permeare dal mistero di cristo nel momento in cui ne fa personale esperienza attraverso i diversi linguaggi della celebrazione.
Il coinvolgimento del credente nell’azione liturgica si realizza attraverso l’ausilio di mediazioni: persone, luoghi e contesti celebrativi: che accordano l’azione liturgica con una specifica comunità. Impegno, sforzo e tensione sono volti ad attivare i linguaggi più pertinenti al mistero celebrato e all’assemblea, perché il contenuto sia progressivamente assimilabile e percepibile proprio attraverso e grazie alle molte e diversificate mediazioni.
Dalla necessità di una formazione della comunità credente nello spirito della liturgia, ne conseguono anche alcune responsabilità. Innanzitutto una sempre più profonda comprensione dell’azione dello spirito santo che forma attraverso l’azione liturgica, nell’intreccio costante tra culto e cultura, in vista della pienezza della persona umana capace di intrecciare armonicamente il piano esistenziale e il piano della fede. Segue poi una responsabilità dell’intera comunità ecclesiale nella formazione dei presidenti delle assemblee attraverso l’offerta di itinerari, sviluppo di competenze, crescita nelle capacità comunicative, rapporto con la cultura. Responsabilità si profilano, per chi vive il carisma della vita consacrata, nella direzione di un’educazione atta a cogliere il rapporto intimo tra la propria scelta di vita e l’epiclesi sacramentale, l’invocazione della presenza dello spirito, a imparare a ricondurre il proprio specifico vocazionale con la realtà della storia della salvezza che si attua nel tempo attraverso l’incontro vivo e vivificante con la rivelazione di cristo. Per i seminaristi, responsabilità significa capacità di ben coniugare uno studio attento con la pratica celebrativa, cercando di cogliere la valenza profonda di ciò che si studia con ciò che si celebra.

A partire dai diversi ruoli
La liturgia forma il credente; questa consapevolezza porta a diversificare le responsabilità a partire dai diversi ruoli nella comunità, una liturgia capace di formare è la sintesi riuscita della dialettica tra lex credendi, lex orandi e lex vivendi…
Utile si profila un riaccostamento al libro liturgico che, conosciuto e assimilato, rimotiva il senso del presiedere e le implicazioni innumerevoli nello specifico della singola cultura.
Tra i punti essenziali ricordiamo la storia, la celebrazione come “laboratorio culturale”, la predicazione, la pietà popolare come luogo ecclesiale di inculturazione della fede capace di coinvolgere la persona nelle sue più diverse attese, sentimenti, desideri… ma non solo. Ogni cultura permeata dal messaggio cristiano ha fatto circolare elementi letterari di poesia, narrativa, prosa i cui contenuti manifestano un’impronta biblica e cultuale; il fecondo intreccio tra culto e cultura ha prodotto testimonianze nel campo dell’arte, dell’architettura, della musica, della pittura, come ulteriore traduzione del messaggio cristiano mediato dalla bellezza.
Consapevole che la liturgia ha una grande responsabilità in ordine alla cultura in generale e nello specifico del singolo popolo, l’educatore alla liturgia è impegnato innanzitutto a stabilire un dialogo con la cultura, perché l’annuncio e la celebrazione siano risposta e provocazione alle suggestioni del dato biblico, della celebrazione e della cultura stessa; a verificare le modalità con cui il cristianesimo è entrato nella propria cultura, valorizzando e assorbendo elementi culturali tipici del luogo e delle situazioni; a individuare gli elementi tipici nel mondo delle arti visive, della letteratura, della musica che esprimono l’incontro tra vangelo, culto e cultura; a mantenere viva la consapevolezza che la liturgia è effettivamente ed efficacemente capace dell’inculturazione della fede, quando l’accoglienza del dato biblico viene filtrata attraverso una celebrazione che esprime semplicità, bellezza e dignità.

Il punto di approdo
La liturgia diventa effettivamente luogo di formazione permanente nella misura in cui il culto si mostra capace di plasmare progressivamente la persona. La formazione si evidenzia come urgenza e necessità per coloro che operano nel campo artistico, perché la loro professionalità sia a servizio dell’azione liturgica, si delinea attraverso la preparazione di persone che sappiano comunicare in un contesto liturgico facilitando quindi la liturgia che è principalmente comunicazione tra dio e uomo, si mantiene consapevolizzando tutti coloro che sono a servizio dell’azione liturgica circa la qualità del loro ministero che pur svolgendosi in uno specifico contesto culturale, emette messaggi destinati ad inscriversi nell’orizzonte culturale di chi partecipa alla celebrazione.
Il punto di approdo è una liturgia che sia cultura del cristiano, in particolare del religioso. Nella storia del cristianesimo l’azione liturgica ha per secoli informato, dato forma, alla vita delle comunità cristiane attraverso la pluralità dei suoi linguaggi e delle sue espressioni; l’educazione al vivere e all’agire di cristo è stata fondamentalmente trasmessa attraverso la liturgia. Nel momento in cui la liturgia ritorni ad essere la cultura del credente diventa possibile rinsaldare il rapporto tra annuncio della salvezza, cultura e vita consacrata. In effetti all’origine di ogni vita consacrata vi è la realtà sacramentale, l’iniziazione cristiana, che si sviluppa poi come la realtà dell’alleanza nelle varie stagioni della vita, segnate e accompagnate dalla grazia dei sacramenti, liturgia per una vita consacrata che sia segno luminoso e orientamento per la visibile testimonianza della vivibilità del vangelo e delle esigenze battesimali. Questo processo di maturazione verso la pienezza abbraccia tutta la vita, con la chiesa e nella chiesa, il consacrato ripercorre il mistero pasquale e ad esso risponde attraverso la sua personale donazione al signore. La vita formata dalla liturgia diventa sintesi vitale e totalizzante che solo l’incontro tra culto, cultura e carisma può condurre a pienezza.

(a cura di francesca balocco, su testimoni 20 del 2012)