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matrimonio_buona_notiziaNovembre 2012

Vocazione Matrimoniale come risorsa

Il matrimonio, una buona notizia

Nessuno dubita che l’amore sia la via della gioia, anzi tutti sanno che solo nell’amore è possibile trovare quella gioia piena che ciascuno cerca. E tuttavia, molti di quelli che s’incamminano con gioiosa disponibilità nella via dell’amore, sperimentano dapprima la fatica, poi la delusione e infine il dolore.

La via della gioia si trasforma per loro in un’improvvisa via crucis fatta di molte e dolorose tappe: le incomprensioni, i conflitti, le chiusure, i tradimenti, la rottura. In molti casi si aprono ferite che non sono facilmente rimarginabili, si creano distanze che non potranno più essere annullate, si alzano muri di incomprensioni che non saranno mai più abbattuti.

Nella mia esperienza ho incontrato molti sposi rassegnati e spenti. E tanti altri delusi dall’esperienza che avevano vissuto e disponibili anche a troncare una relazione che ormai era diventata per loro solo fonte di sofferenza. Ma ho conosciuto anche altri sposi che hanno fatto dell’amore la via quotidiana della gioia ed hanno vissuto l’intera esistenza come un’avventura sempre nuova e mai definitivamente conclusa, un cammino intessuto di prove ma anche colmo di letizia. Sposi consumati dalla coniugalità, cioè costantemente impegnati – anche e sempre con fatica! – a mettere da parte le proprie rivendicazioni per accogliere con amore le richieste dell’altro. Sposi che non hanno mai rinunciato a mettersi in discussione e non si sono mai nascosti dietro il fragile paravento delle colpe altrui.

Le statistiche disegnano uno scenario che progressivamente peggiora, gli ultimi dati Istat dicono che in 15 anni (dal 1995 al 2010) il numero di separazioni e divorzi è raddoppiato. Un incremento netto e una tendenza che non lascia margini di speranza. Eppure, inaugurando il Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione, Papa Benedetto ha detto che “il matrimonio, costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo di oggi, in particolare per il mondo scristianizzato”. La crisi che il matrimonio attraversa il Occidente, ha aggiunto il Pontefice, è segno e frutto di una più generale crisi di fede. A suo giudizio “c’è un’evidente corrispondenza tra la crisi della fede e la crisi del matrimonio”. Dalla fede dunque dobbiamo ripartire per ridare respiro alla relazione coniugale e stabilità alla comunità familiare.

L’Occidente ha bisogno del Vangelo. Ma ha bisogno anche di famiglie che vivono e testimoniano la bellezza dell’amore fedele e fecondo. In realtà, ha detto mons. Paglia, da pochi mesi Presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, queste famiglie ci sono, tante di loro “vivono eroicamente la fedeltà e l’impegno nel matrimonio e nella famiglia”. Sono esperienze che “vanno sostenute, accompagnate e mostrate”. È questo il compito della Chiesa.

Queste famiglie sono una risorsa perché, senza clamore, seminano nei solchi della vita sociale il valore della gratuità. L’amore coniugale non è solo un sentimento ma una relazione in cui ciascuno si dona e accoglie l’altro. E insieme s’impegnano ad accogliere e custodire i figli. Un vero ministero per la Chiesa, un insostituibile servizio sociale per lo Stato. L’aumento delle separazioni non ci fa cambiare idea, la verità non si misura con le statistiche. Anche se a scegliere la separazione fosse l’80% delle coppie, noi restiamo ancorati ad una visione in cui l’amore coniugale è fedele, fecondo, indissolubile. Anzi, quanto più si perde questa coscienza tanto più abbiamo bisogno di sposi che s’impegnano a tenere accesa la luce dell’amore. Esperienze come queste, seminate nei solchi della vita sociale, porteranno i loro frutti. A suo tempo, come dice il salmo.

(di Silvio Longobardi - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - su www.puntofamiglia.net)