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orientamenti Settembre 2012

Promozione delle vocazioni sacerdotali

Dono da chiedere e promuovere

La Congregazione per l’educazione cattolica, e la Pontificia Opera per le vocazioni sacerdotali hanno emanato un documento per tracciare le linee guida per una pastorale vocazionale, fondata su una chiara teologia della vocazione e l’identità del sacerdozio ministeriale.

Il documento reca la data del 25 marzo 2012, solennità dell’Annunciazione; è intitolato Orientamenti pastorali per la promozione delle vocazioni al ministero sacerdotale e ha dietro di sé un lungo tragitto che dal 2005 approda a un’inchiesta, inviata nel 2008, tramite le rappresentanze pontificie, a tutti i delegati della pastorale vocazionale delle Conferenze episcopali e ai direttori dei «Centri Nazionali Vocazioni». Lo scopo: raccogliere informazioni sulla situazione delle vocazioni ed elaborare proposte pastorali. Da questa inchiesta è emersa la richiesta e l’opportunità – e il Documento in questione ne è il risultato – di tracciare le linee guida per una pastorale vocazionale.

Pastorale delle vocazioni al ministero sacerdotale
La prima parte del documento si occupa di analizzare la situazione delle vocazioni presbiterali, segnata da luci e ombre e diversificata nei diversi contesti geografici e culturali. Mentre l’Occidente registra un calo di vocazioni, negli altri continenti, caratterizzati da una marcata ristrettezza di mezzi, si assiste a un incremento. Una nuova situazione ecclesiale caratterizza il “vecchio continente” a partire dal calo numerico dei sacerdoti, età media elevata e dalla domanda di nuova evangelizzazione; la diminuzione della natalità, la sfida di una felicità che non dipende dal possesso di beni materiali, il calo della pratica religiosa, portano a riconoscere che, per quanto la pastorale vocazionale sia impegnata, organizzata e creativa, i risultati non sono proporzionali all’investimento.
È opportuno segnalare che, dove è presente una pastorale integrata, familiare, giovanile, missionaria, vocazionale, si assiste a un fenomeno di ripresa della vocazione sacerdotale, dato che tende a sottolineare la necessaria partecipazione piena e attiva della Chiesa locale all’accompagnamento e alla maturazione delle scelte vocazionali, scelte che diventano espressioni dell’intera comunità. Certamente la testimonianza resta un elemento fondamentale nella promozione vocazionale, a partire dalla famiglia, che rimane il primo nucleo per la trasmissione della fede, da qui la valenza di un esempio interno alla famiglia stessa di un vita cristiana vissuta, fino ad arrivare alla testimonianza di una vita sacerdotale gioiosamente vissuta al servizio di Dio e della comunità. Il valore della testimonianza di fede e di vita felicemente vissuta diventa opportunità per proporre una credibile alternativa allo scoraggiamento che spesso investe i giovani di fronte all’invito del Signore di seguirlo con radicalità e generosità. Scoraggiamento rintracciabile a partire dal contesto secolarizzato in cui l’Occidente si trova a vivere, difficoltà a compiere scelte che impegnano in uno stato di vita, aspettative che i genitori hanno sui figli, emarginazione della figura sacerdotale nella vita sociale e scarsa rilevanza pubblica, messa in discussione della scelta celibataria – anche dovuta a testimonianze di incoerenza e scandalo, come ad esempio la questione degli abusi sessuali da parte di sacerdoti – attivismo e sovraccarico di lavoro pastorale… elementi tutti che convergono nel rischio di offuscare la bellezza di un generoso coinvolgimento a servizio di Dio, della Chiesa e dell’umanità. L’analisi della realtà, emersa dall’inchiesta, porta a riconoscere che è proprio in questa situazione che si rende necessario proporre cammini di discernimento vocazionale presbiterale e a individuare e coltivare terreni perché la grazia della chiamata trovi fecondità.

Vocazione e identità del sacerdozio ministeriale
La seconda parte del documento pone in luce i tratti fondamentali della vocazione sacerdotale sottolineandone alcuni aspetti specifici. La prima sottolineatura riguarda l’identità della vocazione al ministero sacerdotale radicata nell’identità cristiana di discepolo di Cristo che si sviluppa a partire da un dialogo d’amore tra Dio e l’uomo. È in questo dialogo che, come i Vangeli mostrano, avviene la scelta di alcuni, da parte di Cristo, a collaborare in modo diretto, stabile ed esigente con lui per la realizzazione del disegno di salvezza del Padre. Solo nella disponibilità a “stare con lui” (Mc 3,14) si può delineare un percorso di vita che si apre all’ascolto del Mistero di un Dio che chiama e coinvolge.
Questa nuova, viva, profonda e trasformante relazione con il Signore Gesù permette a colui che è chiamato di creare una relazione nuova e specifica anche con la comunità cristiana. Sulla testimonianza di Cristo Pastore, origine e modello del ministero sacerdotale, il chiamato infatti rimane all’interno della comunità e tuttavia si trova anche di fronte ad essa per mettersi al suo sevizio attraverso l’incondizionato dono di sé e attraverso ciò che è lo specifico differenziante: offrire il sacrificio eucaristico a nome di tutto il popolo e perdonare i peccati. Il ministero sacerdotale è risposta alla chiamata a rendere concretamente visibile la cura e la carità di Cristo, guidando il Suo popolo e camminando insieme ad esso verso la pienezza di Dio.
La forte dimensione relazionale che caratterizza il ministero presbiterale trova la sua origine nel mistero della vita trinitaria, una vita comunicata da Cristo nella sua unione con il Padre e con lo Spirito. La chiamata personale del presbitero è radicalmente comunitaria e il compito del ministero può essere svolto solo come opera collettiva: fraternità apostolica sperimentata nel presbiterio e cura nello stabilire e approfondire relazioni interpersonali evangeliche. Il cammino vocazionale e la formazione porranno quindi una particolare attenzione agli elementi essenziali della vita trinitaria, in modo che la vita di comunione-missione ne sia il riflesso. Compito della pastorale vocazionale sarà allora offrire ai giovani un’esperienza di vita cristiana che renda possibile sperimentare la presenza e l’azione di Dio nella comunione fraterna, nel servizio e nella missione evangelizzatrice.
Si rende pertanto necessario e opportuno rifocalizzare alcuni elementi irrinunciabili circa il modo di suscitare, discernere e far crescere le vocazioni al ministero sacerdotale. Punto di partenza sarà la consapevolezza che una possibile risposta alla chiamata di Dio si fonda su una progressiva e graduale crescita nella linea dell’armonia globale e integrale della personalità del giovane nelle sue diverse componenti: umana e cristiana, personale e comunitaria, culturale e pastorale.
Ogni chiamato va posto nella condizione di vivere una relazione intima con Dio Padre, Figlio e Spirito, attraverso l’educazione alla preghiera nelle sue diverse forme, l’ascolto della Parola, la partecipazione alla vita sacramentale.
La proposta vocazionale ha bisogno di confrontarsi con l’assunzione graduale da parte del chiamato di compiti, scelte, responsabilità, in vista di un discernimento profondo e ampio dell’autenticità della vocazione, esperienze vissute e rilette alla luce del proprio orientamento di vita. Un’integrazione armonica e completa della personalità si snoda necessariamente anche nella direzione di una maturazione affettiva, esplicitamente il documento invita a evitare proposte vocazionali fatte a soggetti che, seppur lodevoli nel loro cammino di conversione, sono segnati da profonde fragilità umane. È importante che il chiamato percepisca con chiarezza quali sono gli impegni che dovrà assumere, conseguenti alla sua scelta, in particolare nel celibato.
Delicato e decisivo è il ruolo svolto dagli accompagnatori vocazionali, i quali necessitano di una sapiente preparazione e capacità di stabilire relazioni autentiche e favorire uno stile fraterno. Al chiamato è richiesta la disponibilità a crescere nell’amore per la chiesa particolare e la disponibilità totale ad ogni servizio pastorale. La vocazione presbiterale mira a far crescere comunità ricche di ministeri, a favorire una partecipazione attiva e responsabile dei fedeli laici, necessita quindi una capacità di collaborazione e stima per ogni vocazione. La chiamata personale, come abbiamo visto, è connotata da una forte dimensione relazionale e comunitaria; è necessario allora valorizzare i contesti e le appartenenze ecclesiali; la partecipazione alla vita comunitaria può evitare derive di clericalismo, e favorire uno sguardo d’insieme in vista della comunione e dell’unità comunitaria e fraterna.

Proposte per la pastorale delle vocazioni sacerdotali
La terza parte del documento si completa con alcune indicazioni e proposte pratiche in vista di una pastorale delle vocazioni sacerdotali. Nella consapevolezza che tali vocazioni sono un dono di Dio nella Chiesa, l’invito primario è di supplicare incessantemente e con fiducia Dio stesso perché continui generosamente a scegliere operai per la sua messe.
La Chiesa continua nella storia ad annunciare la Buona Notizia di Dio e della salvezza, proponendo ai ragazzi e ai giovani un’esperienza di fede, attraverso la relazione personale con il Signore Gesù, strettamente  legata alla vita e capace di incontrare la sete di felicità che abita il cuore umano. In questa esperienza di fede si radica la scoperta della vocazione, sostenuta e accompagnata da una comunità cristiana, dove operano animatori e educatori attenti a percepire i segni di una vocazione, capaci di favorire spazi di autentiche relazioni umane.
Tutti i membri della comunità cristiana sono responsabili della cura delle vocazioni sacerdotali; il ruolo del vescovo, preminente e centrale, sarà sostenuto da diverse collaborazioni, anche a livello istituzionale come ad esempio il Centro per le vocazioni, con il comune compito di trasmettere e suscitare entusiasmo e gioia nella sequela del Signore. La testimonianza di fede vede il coinvolgimento sia delle comunità cristiane di appartenenza sia del contesto familiare come luoghi ordinari dell’esperienza dell’amore e della cura di Dio. Genitori, nucleo familiare, ma anche presbiteri e consacrati, catechisti e animatori, seminaristi, gruppi ecclesiali, movimenti e associazioni, ciascuno con le proprie caratteristiche, risorse e modalità hanno il compito e la responsabilità di favorire l’incontro con Cristo attraverso l’attenzione alla persona e la proposta chiara di una spiritualità evangelica. Insegnanti, animatori sportivi e del tempo libero, tutti coloro sono coinvolti in un processo formativo integrale e armonico dei ragazzi e dei giovani sono chiamati a non trascurare la dimensione vocazionale della vita. Una particolare attenzione e cura va posta nell’accompagnamento e discernimento spirituale vocazionale, che richiede una specifica formazione e preparazione, associata a una buona sapienza e disponibilità all’ascolto e al dialogo nel trattare le questioni inerenti alle scelte di vita.
La promozione della scelta vocazionale sacerdotale trova i suoi punti di forza nelle proposte formative cristiane fondate sull’ascolto della parola di Dio, sulla partecipazione ai sacramenti e sull’esercizio della carità. Su queste basi trovano collocazione diversi itinerari e iniziative comela catechesi, gli itinerari liturgicosacramentali, iniziative di preghiera personali e comunitarie, volontariato caritativo, esperienze di volontariato missionario, servizio all’altare, tutte espressioni di multiformi cammini che convergono verso una maggiore disponibilità a una risposta a Dio nella gratuità e nel servizio. Notevole importanza assumono i ritiri e gli esercizi spirituali vocazionali che consentono di vivere prolungate esperienze di silenzio e di ascolto e confronto con la parola di Dio; così come le “comunità vocazionali residenziali” che aiutano i giovani nell’orientamento e nel discernimento vocazionale in vista del seminario, proponendo una regola di vita scandita da momenti fraterni, studio personale, condivisione della Parola, celebrazione eucaristica, accompagnamento spirituale…
Il documento, pur riferendosi in modo particolare alla situazione occidentale, mantiene l’intento di sostenere e incoraggiare l’intera comunità cristiana nell’impegno, nella responsabilità e nello sforzo creativo a favore della maturazione di ogni scelta di donazione, in particolare quella del ministero sacerdotale.

(a cura di sr. Francesca Balocco, su Testimoni 14 del 2012)