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eucaristia-eucharistMaggio 2012

Ogni giorno renderò grazie. Una vita spezzata. Un’esistenza donata. Un’anima afferrata.

Il sacerdote è Eucaristia

 

 

Una storia di gratitudine... rese grazie.
Quattro semplici parole che ogni giorno, ormai da 25 anni, ripeto a me stesso e alla comunità ogni volta che celebro la Santa Messa: “Gesù nella notte in cui fu tradito prese il pane, rese grazie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli”.

PRESE IL PANE...
Signore... nello stesso modo Tu hai preso la mia giovane vita. Avevo diciotto anni quando mi sono sentito avvolgere dalla tua tenue esistenza: una sensazione bella, un momento di grazia e di felicità. Ciò mi ha affascinato e conquistato a tal punto da convincermi a lasciare tutto per rispondere alla tua chiamata. Non ricordo le circostanze nei particolari, ma sono consapevole che non sei entrato con la forza dirompente e impetuosa di un Dio onnipotente che sconvolge e turba tutto ma, ho memoria solo della tua delicata presenza, della tua tenerezza, del tuo dolce amore che hanno afferrato e sedotto il mio innocente spirito.

LO SPEZZÒ...
Signore... tante sere, dopo una giornata di duro lavoro al servizio dei poveri, ritorno a casa e sento che il mio corpo è spezzato dal dolore e dalla fatica. I piedi gonfi mi fanno male, le ossa sono a pezzi, i muscoli sfibrati. Dopo tanto amore donato mi rimane solo un fisico frantumato dalla sofferenza, altre volte è il mio spirito che è lacerato da una nascosta solitudine, dove Tu, l’amato, non sei lì dove desidero incontrarti. Sei assente. Allora anche il mio animo, avvolto dalla tenebra e dal dubbio, sprofonda in un baratro buio, senza fine. Poi ci sono giorni in cui il mio cuore è schiacciato da un malessere indicibile. In quei momenti desidererei solo l’abbraccio caldo e umano di una compagna di vita che mi sappia comprendere e ascoltare, accogliermi in quella profonda inquietudine. In quel momento di un amore impossibile un grido straziato e dirompente sgorga dal mio intimo: “Perché Dio, perché?”. Ma in quell’arcano abbandono Tu taci, silente e irraggiungibile.

RESE GRAZIE…
Signore... dopo questi attimi di smarrimento mi rendo conto che tutta la mia vita è penetrata solo dalla tua grazia. Tutto quello che mi circonda: il Centro per la gente di strada con i suoi 450 ospiti giornalieri, le quattro case famiglia con i trentacinque ragazzi abbandonati, i seicento volontari, i collaboratori, la comunità oblata, la salute, la confortevole casa dove vivo. Tutto ciò è dovuto alla tua generosità, alla tua potenza gloriosa e infinita, tutto è un tuo dono gratuito e stupendo, tutto è un miracolo della tua infinita bontà e misericordia. Allora stupito ed estasiato da questa amorevolezza che mi avvolge mi rimane solo la lode, il ringraziamento, la benedizione. Sì, Tu sei presenza viva, stupenda e operante nella mia misera vita.
Signore... Sento che questi venticinque anni di sacerdozio sono profondamente immersi nel tuo mistero pasquale, dove morte e risurrezione sono vissute in uno stesso drammatico ed esaltante attimo: chinato il capo diede lo spirito. Lì vita e morte sono combinate in un escatologico intreccio d’amore e d’angoscia che solo un cuore amante può percepire. Come nel parto, felicità e sofferenza sono intrinsecamente unite in un istante di profondo dolore e di nuova vita, così sento che questa mia esistenza donata è avvolta da questo venerabile triduo pasquale dove decesso cruento e gioioso inizio si incontrano in un sublime abbraccio.
Osservando infine le sorelle e i fratelli che mi sono compagni in questo cammino, mi rendo conto che questa vita afferrata, spezzata, donata e ricolma di tante grazie appartiene ad ogni uomo e donna che ama. La vita di ognuno di noi, sacerdote o laico che sia, è una eucarestia quotidiana: infatti chi ama è preso dall’Amore, si dona all’amato, si spezza per amore, è una persona che loda e ringrazia perché affascinato da questo enigmatico e imperscrutabile vivere. Così mi piace ricordare il mio e il vostro venticinquesimo di amore... sacerdotale.
Signore... solo ora, dopo un così lungo cammino durante il quale Tu sei stato sempre al mio fianco, sono consapevole... che non sono stato io ad offrirti generosamente la mia vita.... ma che sei stato tu ad offrirti a me... Che non sono stato io ad amarti entusiasticamente... ma tu mi hai avvolto del tuo incommensurabile amore... Tu non io. Sì, mi rendo conto che continuo ad amarti... perché da Te amato.

(Padre Vincenzo Bordo o.m.i., su Testimoni 8 del 2012)