Stampa
Visite: 1940

patrizia-spallacci-300x180 Maggio 2012

“C’è bisogno nella Chiesa di persone che si buttino con gratuità e generosità“ 

Il Vescovo nell’omelia per la consacrazione di Patrizia Spallacci nell’Ordo Virginum

TESTO DELL’OMELIA. Un segreto arcano oggi ci viene rivelato, al cuore della celebrazione del mistero pasquale: “Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita”. La controfigura così oscura e inquietante del mercenario non fa altro che far risplendere di pura e limpida luce l’immagine del pastore bello, buono e vero che è il Signore Gesù. La sua offerta pasquale ha rivelato in modo inequivocabile e irrinunciabile “quale grande amore ci ha dato il Padre”.  Pietro insiste e sottolinea che Gesù è la “pietra d’angolo”, e che solo in lui e per lui possiamo sperimentare la “salvezza”. Il tempo della mistagogia pasquale che ogni anno la Chiesa vive e ravviva, accompagnando i neofiti nella gustosa esperienza dei doni battesimali, insiste oggi su un avverbio: “realmente figli” chiamati a diventare realisticamente fratelli. Questo processo è possibile solo se le pecore che siamo imitano in tutto il pastore che amiamo e che dà la propria vita. Tutto il resto è contorno.

I cinque lineamenti del Buon Pastore

1.L’unione con il Padre.
Gesù conosce le sue pecore e le sue pecore conoscono Lui. “Così come il Padre conosce me e io conosco il Padre”. Conoscenza come amore e compenetrazione.

2.L’obbedienza al comandamento.
Gesù è il figlio obbediente; egli offre la sua vita così come l’ha ricevuta, ama dell’amore con il quale è continuamente amato dal Padre.

3.La vita donata.
In che modo Gesù è pastore? La modalità è il dono della vita. Un dono che è un esporre, un disporre, un deporre. Gesù si espone nella sua vita; a differenza del mercenario davanti ai “lupi” difende il suo gregge con coraggio e determinazione. Non agisce per vile interesse.
Gesù sa anche disporre la propria vita a favore delle sue pecore. Gesù non ragiona in termini di auto-conservazione ma di dono. E’ la logica che ha accompagnato tutta la sua vita. Infine Gesù depone se stesso con un atto d’amore libero e gratuito (si consegna).

4.Una conoscenza d’amore.
Chiama le sue pecore per nome facendo loro udire la sua voce. Egli le chiama ciascuna per nome, poi le conduce fuori da ciò che le opprime (le libera) e cammina davanti a loro.

5.Il pastore universale.
Lo sguardo di Gesù si allarga anche alle pecore che non appartengono a “questo recinto”. Il Salvatore è stato inviato a radunare non solo il gregge di Israele ma tutti i popoli. Carissima Patrizia, ricambia l’amore infinito di Cristo con il tuo amore totale ed esclusivo.  Amalo, come egli desidera essere amato, nella concretezza della vita. Amalo come si conviene alla tua condizione sponsale: assumendo i suoi stessi sentimenti; condividendo il suo stile di vita, fatto di umiltà e mansuetudine, di amore e di misericordia, di servizio e di lieta disponibilità, di infaticabile zelo. La verginità consacrata non è un privilegio, bensì un dono di Dio, che implica un forte impegno nella sequela e nel discepolato. Nella verginità consacrata si esprime il radicalismo del Vangelo: lasciare tutto e seguire Cristo.  Ricorda che il tuo posto è, come quello di Maria di Betania, ai piedi di Gesù (Lc 10,39), nell’ascolto delle parole di grazia che escono dalla sua bocca (Lc 4,22).

Di particolare valore e incidenza nel precisare la spiritualità dell’Ordo Virginum è il carisma della nuzialità.  Perché la riflessione non sconfini nell’idealizzazione astratta è necessario osservare anche le condizioni esistenziali della secolarità, in cui le Vergini vivono: la vita in famiglia, nella parrocchia e nella chiesa locale, gli impegni professionali e i rapporti sociali nel mondo, le attività di apostolato, ecc. Naturalmente alcuni aspetti sono comuni a tutti i cristiani, altri sono condivisi con tutte le persone consacrate, salve alcune accentuazioni.

Per le vergini consacrate la laicità, più che un ambito di impegno, è una condizione che può avvicinare e rendere più apprezzabile per molte persone – direi per tutto il popolo di Dio – il valore della verginità.  La ricerca, talvolta esasperata, della propria identità (quasi associativa) è segnalazione di una reale difficoltà ad essere riconosciute nel mondo laico del lavoro o della parrocchia…

Ama la Chiesa: è la tua madre. Da essa, mediante il Vescovo, ricevi il dono della consacrazione; al suo servizio sarai dedicata. Alla Chiesa devi sentirti sempre legata con stretto vincolo. Secondo la dottrina dei Padri, le vergini ricevendo la Signore la “consacrazione della verginità”, diventano segno visibile della verginità della Chiesa, strumento della sua fecondità, testimonianza della sua fedeltà a Cristo. Le vergini sono anche memoria dell’orientamento della Chiesa verso i beni futuri e monito perché resti viva la tensione escatologica.

Spetta alle vergini farsi mano operosa della generosità della Chiesa locale, voce della sua preghiera, espressione della sua misericordia, soccorso dei suoi poveri, consolazione dei suoi figli e delle sue figlie afflitti, sostegno dei suoi orfani e delle sue vedove. Potremmo dire: al tempo dei Padri, la pietas e la charitas della Chiesa si esprimevano in gran parte attraverso il cuore e le mani delle vergini consacrate. Sono linee di impegno che restano valide anche oggi.

E possiamo aggiungere che la verginità consacrata può essere nella Chiesa segno – molto necessario – di maternità. Non occorre, a questo riguardo, elaborare delle teorie, ma vivere con la dedizione silenziosa, gratuita, preveniente, attenta, che è propria di una madre, la stessa di Maria alle nozze di Cana. Non serve dire: “Tocca a me?”, perché la madre non si preoccupa di definire il proprio ruolo, ma si butta; e c’è davvero bisogno nella Chiesa di persone che si buttino con una simile gratuità e generosità a far sentire che c’è un calore, che capiscano le sofferenze, che consolino le ferite più profonde. Senza questo spirito mariano, che insieme con lo spirito petrino costruisce la Chiesa, essa diventa burocratica e fredda. Le vergini consacrate possono rappresentare questo lievito, senza bisogno di cartelli e di etichette; la comunità viene vivificata e rallegrata da una tale concreta presenza.(Ricordatevi sempre: la sponsalità è riconosciuta nella riservatezza del talamo, ma la maternità diventa visibile e riconoscibile).

Notiamo anche che la consacrazione alla verginità nell’Ordo Virginum comporta certamente un impegno di stile di vita evangelica che comprende anche la povertà e l’obbedienza alla sequela di Cristo. Un simile stile di vita si esprimerà in modalità diversificate, ma si distinguerà sempre per un tratto di riservatezza, di austerità, di uso moderato delle cose, nella cura di evitare la corsa a ogni forma di prestigio, propria della mondanità; con una maggiore vigilanza, in mancanza di regole canoniche precise. La vigilanza non riguarda soltanto la verginità, ma la povertà, l’obbedienza, la contemplazione, la preghiera, l’austerità della vita, la solidarietà, l’attenzione ai poveri, tutto ciò che è vita evangelica.

Quale collocazione della vergine consacrata nella Chiesa locale? Ritengo meno importante trovare una risposta sotto il profilo canonico, bensì è fondamentale dare la dimostrazione che la vita dell’Ordo Virginum è bella e dà frutti. Ritengo che il primo modo per favorire la comunicazione coi vescovi sia quella di essere veramente sorgente di santità vissuta, quella che si propaga a tam-tam da persona a persona, che è davvero efficace e convincente. Penso poi sia necessario far emergere l’originalità e la ricchezza del dono di questa consacrazione.

E il rapporto con il Vescovo? E’ importante acquisire la consapevolezza che la grazia è portata non soltanto dal contatto immediato, ma pure da mediazioni santificatrici, perché anche Gesù si è manifestato così: ha voluto che lo raggiungessimo in molteplici mediazioni, proprio per chiarire che tutte sono relative e tutte a lui si riferiscono.  Naturalmente ogni realtà diocesana desidererebbe un accesso diretto al vescovo, e così ogni singolo prete o fedele. E’ necessario tuttavia che ciascuna non si consideri l’unica, ma si collochi come una fra le tante, delle cui ricchezze essa partecipa. La Chiesa è un grande giardino con molti fiori: ogni fiore ha il proprio valore ed è in contatto diretto col sole; il giardiniere passa qua e là a coltivare. (Card. C. M. Martini).

Ricordati, Padre,  della nostra sorella Patrizia, che oggi hai unito a te nella consacrazione verginale, perché serva te e il tuo popolo con le lampade dell’amore e della fede sempre accese nell’attesa del Cristo sposo e signore. Amen

Concattedrale di Fossombrone, 29 aprile 2012

(Mons. Armando Trasarti. su www.fanodiocesi.it. Postato da Angela Magnoni)