Stampa
Visite: 1541

LETTERE - Mondo Voc ottobre 2013                                Torna al sommario

 

 

perrone  

 

 Fermare la guerra

 

 

 La vocazione è passata di moda?

 

 

 

Risponde Padre Sandro Perrone

 

 

Fermare la guerra

Caro Padre, le scrivo mentre sono in preghiera con Papa Francesco in questa veglia per la pace, che ha radunato tanta gente. Sono rimasto profondamente colpito dalle parole di Papa Bergoglio all’Angelus di domenica scorsa, 1° settembre, e ancora di più dal discorso che ha fatto durante l'incontro di preghiera. Ma perché gli uomini fanno la guerra? Non sono bastate due disastrose Guerre Mondiali, che hanno fatto milioni e milioni di morti? Non bastano tutte le guerre che ancora oggi insanguinano tante nazioni della terra? La guerra produce solo sangue e morte e non risolve mai nulla, poiché violenza genera violenza e sangue chiama sangue! Sono davvero angosciato e spero con tutto il cuore che le parole di Papa Francesco riescano a fermare un altro terribile bagno di sangue. Lei che ne pensa?

(Fabrizio N., Roma)

 

Caro Fabrizio, non posso che condividere quanto hai scritto nella tua lunga lettera, che ho dovuto necessariamente sintetizzare. Mille sono le ragioni  che spingono gli uomini a imbracciare le armi di qualunque forma e specie e altre mille sono i motivi occulti che stanno dietro le intenzioni di facciata. Si fa la guerra quando non c’è più la volontà di ricercare faticosamente le possibili vie della pace e si pensa che la soluzione più semplice e breve sia quella della violenza e della sopraffazione. Chi si crede forte non pensa che sia necessario discutere e parlare; chi si sente debole teme, invece, che dietro le parole di pace si nascondano i vari trabocchetti dell’inganno e della menzogna. I romani affermavano orgogliosamente: “si vis pacem, para bellum”, se vuoi la pace, prepara la guerra. E questo dimostra a sufficienza in quale grado di considerazione avessero la diplomazia. Vorrei, comunque, allargare un poco il confine della vicenda: non si tratta soltanto di pace o di guerra tra nazione e nazione, ma anche tra e nelle famiglie e tra individuo e individuo. La pace, è noto, non è semplice assenza di guerra, ma è costruzione di giustizia e di bene. La pace è una condizione spirituale, innanzitutto, se ricordiamo le parole di Gesù: Vi lascio la pace, vi do la mia pace (Gv 14,27). Chi è in pace con Dio è più facile che sia in pace con se stesso e con gli altri, che non sono altri ma fratelli.

 

 

------------------------------

 

 

La vocazione è passata di moda?

Caro Padre, vorrei fare un piccola critica, se me lo consente: mi sembra che da qualche tempo le “lettere” siano quasi un’occasione per parlare di tutto e di tutti, mentre, mi sembra di ricordare, che tempo fa gli argomenti fossero prevalentemente vocazionali. Mi chiedo: la vocazione non è più di moda? La crisi del settore ha convinto tutti (o quasi) che non ci sia più niente da fare? Non vale più la pena di parlare e di “perdere tempo”? Non so cosa pensare e sinceramente vorrei da Lei una risposta sincera. Cordialmente.

(Rosa F., Villafranca di Verona)


Cara Rosa, già in un’altra risposta ho dovuto rettificare il giudizio dello scrivente. Io, semplicemente, mi limito a rispondere alle lettere, a volte anche provocatorie dei lettori della nostra Rivista, prima cartacea ed ora online. Non mi posso sostituire agli scriventi, per trattare argomenti a me più cari e più familiari, quale è la pastorale vocazionale nelle sue più ampie dimensioni. Se il lettore di sopra mi chiede della guerra, io rispondo sulla guerra e non su come la pastorale vocazionale potrebbe intervenire in merito (argomento, peraltro, ricchissimo di implicazioni molto interessanti). Non temere, la vocazione non passerà mai di moda, anche se si parlerà poco di essa. La vocazione è la dimensione fondativa dell’essere umano, chiamato da Dio a ricoprire un posto unico ed irripetibile nell’opera della creazione. L’uomo, in quanto uomo, è un essere chiamato all’esistenza per condividere la vita stessa di Dio. Pertanto, non può esistere un uomo senza vocazione: sarebbe un controsenso in se stesso. Diverso, invece, è il livello di sensibilità che si ha in rapporto alla vocazione stessa. Mi congratulo con te per la tua sensibilità e mi permetto di suggerirti di essere altrettanto sensibile quando sei con gli altri: in famiglia, in parrocchia, sul lavoro, con tutti. Una persona realizzata è una persona che ha sentito la vocazione e si è messa all’opera per compierla. È l’augurio sincero che ti faccio.

 

 


Copyright © La riproduzione degli articoli di MondoVoc richiede il permesso espresso dell'editore