ATTUALITÀ - Mondo Voc giugno-luglio 2013                                     Torna al sommario

 

 

 

Papa Francesco e le nuove vie del Vangelo

 

La sollecitudine missionaria di Papa Francesco rivelata già all’inizio del suo pontificato. Ripercorrendo vari interventi pontifici di questi primi mesi di pontificato, si scopre come la missione evangelizzatrice sia in cima alle preoccupazioni pastorali del nuovo Papa, che non manca di indicare, insieme con le difficoltà, anche le caratteristiche e lo stile dell’annuncio del Vangelo nel mondo di oggi.


di Salvatore Izzo


Papa_Francesco“È urgente trovare nuove forme e nuove vie perché la grazia di Dio possa toccare il cuore di ogni uomo e di ogni donna e portarli a Lui”. Questa convinzione, in definitiva, ha determinato, lo scorso 13 marzo nella Cappella Sistina, la generosa accettazione dell’elezione da parte di Jorge Mario Bergoglio. Eletto Papa, l’ha confidata proprio alle Pontificie Opere Missionarie, nel discorso rivolto loro il 17 maggio, quando ha ricordato che “ci sono tanti popoli che non hanno ancora conosciuto e incontrato Cristo”. “Abbiamo ricevuto il dono della fede – ha sottolineato – non per tenerla nascosta, ma per diffonderla, perché possa illuminare il cammino di tanti fratelli e sorelle. Noi tutti ne siamo semplici, ma importanti strumenti”.

 


Uscire da strutture caduche

In questi primi mesi del Pontificato, una sua idea di missionarietà Papa Francesco l’ha messa in luce in tanti interventi, insistendo ad esempio quasi ogni giorno, nelle omelie alla Domus Santa Marta, nei discorsi ed anche nei colloqui con gli altri vescovi, a cominciare da quelli italiani che ha ricevuto nella visita ad limina, sulla necessità di “uscire e andare alle periferie esistenziali”. “Siamo coraggiosi per andare per le nuove strade che la novità di Dio ci offre o ci difendiamo, chiusi in strutture caduche che hanno perso la capacità di accoglienza?”, ha domandato ai movimenti ecclesiali il 18 maggio.Uscendo può capitare un incidente, ha detto ai 150 mila partecipanti a quell’ incontro, “ma io preferisco mille volte una chiesa incidentata che una chiesa ammalata” di autoreferenzialità. E anche nell’Udienza Generale del 22 maggio, ha ribadito  il compito della Chiesa“di andare e fare discepoli tutti i popoli”. “Evangelizzare – ha scandito – è la missione della Chiesa, non solo di alcuni, ma la mia, la tua, la nostra missione. Ognuno deve essere evangelizzatore, soprattutto con la vita!”.


Lo stile della missione

Papa_Francesco_abbraccioÈ dunque in questione – per il vescovodi Roma “chiamato quasi dalla fine del mondo” – lo stile che debbono avere gli evangelizzatori. Ed ecco il monito al clero romano, pronunciato alla messa crismale del 28 marzo: “chi non esce da sé, invece di essere mediatore, diventa a poco a poco un intermediario, un gestore. Tutti conosciamo la differenza: l’intermediario e il gestore ‘hanno già la loro pagà e siccome non mettono in gioco la propria pelle e il proprio cuore, non ricevono un ringraziamento affettuoso, che nasce dal cuore”. Così, ha rilevato Francesco, “finiscono per essere tristi e trasformati” in una sorta di “collezionisti di antichità oppure di novità, invece di essere pastori con l’odore delle pecore”. “Questo io vi chiedo: siate – ha invocato rivolto ai ‘suoi’ preti – pastori con l’odore delle pecore, pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini”.


Chiamati a far proprio il sogno di Dio

Un’immagine evocata anche nella meditazione alla “profissio fidei” dei vescovi italiani, il 23 maggio. Per Francesco, infatti, essere pastori significa “assumere fino in fondo la responsabilità di camminare innanzi al gregge, sciolti da pesi che intralciano la sana celerità apostolica, e senza tentennamenti nella guida, per rendere riconoscibile la nostra voce sia da quanti hanno abbracciato la fede, sia da coloro che ancora ‘non sono di questo ovile’: siamo chiamati a far nostro il sogno di Dio, la cui casa non conosce esclusione di persone o di popoli”. Ma, ha aggunto il Papa nello stesso intervento, essere pastori “vuol dire anche disporsi a camminare in mezzo e dietro al gregge, capaci di ascoltare il silenzioso racconto di chi soffre e di sostenere il passo di chi teme di non farcela; attenti a rialzare, a rassicurare e a infondere speranza. Dalla condivisione con gli umili la nostra fede esce sempre rafforzata: mettiamo da parte, quindi, ogni forma di supponenza”.


Evangelizzatori con il sorriso

Papa_Francesco_sorrisoNel discorso alle POM, il nuovo Papa ha fatto suo l’auspicio di Paolo VI: “possa il mondo del nostro tempo, che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza, ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo, la cui vita irradii fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo, e accettino di mettere in gioco la propria vita affinchè il Regno sia annunziato e la Chiesa sia impiantata nel cuore del mondo”. “Certo – ha ammesso Papa Francesco – è una missione difficile quella che ci attende, ma, con la guida dello Spirito Santo, diventa una missione entusiasmante. Tutti sperimentiamo la nostra povertà, la nostra debolezza nel portare al mondo il tesoro prezioso del Vangelo, ma dobbiamo continuamente ripetere le parole di san Paolo: ‘Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinchè appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi’ ” .

 


Educare alla missione fin da piccoli

“È questo – ha spiegato Papa Francesco – che ci deve dare sempre coraggio: sapere che la forza dell’evangelizzazione viene da Dio, appartiene a Lui. Noi siamo chiamati ad aprirci sempre di più all’azione dello Spirito Santo, ad offrire tutta la nostra disponibilità per essere strumenti della misericordia di Dio, della sua tenerezza, del suo amore per ogni uomo e per ogni donna, soprattutto per i poveri, gli esclusi, i lontani. E questa per ogni cristiano, per tutta la Chiesa, non è una missione facoltativa, ma essenziale”. “Non stancatevi – ha concluso infine il nuovo Papa citando di nuovo Paolo VI – di educare ogni cristiano, fin dall’infanzia, ad uno spirito veramente universale e missionario, e di sensibilizzare l’intera comunità a sostenere e ad aiutare le missioni secondo la necessità di ciascuna”.

 

 

 

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