STORIE DI VITA - Mondo Voc gennaio 2012                                                 Torna al sommario

 

 

 

SCOPRIRE IL CAMMINO

 

La storia di Ester, una ragazza di 25 anni , che dopo aver rincorso una vita brillante e di successo nella Milano bene, ha scoperto il senso vero della cose e della vita. Ora si prende cura, come volontaria, degli anziani emarginati del suo paese ed ha una piccola missione: essere una luce capace di illuminare tanti amici che sono alla ricerca di un senso da dare alla propria esistenza.

 

di Michele Pignatale

 

Pignatale_1_gennaio_2012Verso dove cammina il nostro esistere? Dove va questa vita? Dove va il nostro affannarci nei giorni che ci sono dati da vivere? Certamente andiamo verso qualcosa, questo lo intuiamo, ma verso chi?

 

Sono domande che spesso le senti circolare tra i giovani quando hanno dei momenti in cui sono invitati a riflettere. È il segno di una sete che si comincia a manifestare. Il cuore sembra cercare le cose di cui siamo circondati, sembra potersi appagare solo nella conquista di ciò che il mondo ci offre. Ma viene sempre un momento in cui ci si accorge, con chiarezza, di non ricercare tanto le cose della vita, quanto la Vita stessa. Tante volte abbiamo messo le mani su ciò che ci sembrava di desiderare ardentemente e presto abbiamo capito che l’oggetto reale della nostra sete era oltre, più grande di quel frammento.

 

Sono le stesse domande che hanno coinvolto Ester una ragazza pavese di 25 anni, assistente sociale, con un desiderio di vivere una vita brillante e di successo. Fin da quando era alle scuole superiori non ha perso una “passerella”.

 

 

Aspirazioni e frenesia

Pignatale_2_gennaio_2012Dopo aver fatto a Milano il suo book fotografico presso un noto fotografo per vip, non ha perso un concorso per miss di ogni specie, provini per pubblicità, per trasmissioni televisive e radiofoniche. Qualcosa è riuscita a realizzare in qualche televisione lombarda nonostante le mille promesse ricevute da persone interessate più al suo aspetto fisico che alle sue capacità. Era dentro una frenetica rete di relazioni che la portava a partecipare ad eventi, incontri, feste, da togliere il respiro. Era una vita che le piaceva e che dava anche la possibilità di guadagnare discretamente. Soldi che venivano spesi per vestiti sempre all’ultima moda, parrucchieri e per pagare la pigione del monolocale al centro di Milano.


Ero dentro un circolo che mi appagava – ci racconta Ester – la mia vita aveva rarissimi momenti per pensare a qualcosa di diverso che non fosse questo o quell’appuntamento; che cosa indossare, che pettinatura adottare e altro. Le mie aspirazioni erano quelle di poter fare strada nel mondo dello spettacolo o nelle pubbliche relazioni. E tutto ciò che facevo era in funzione di questo obiettivo. Non esisteva altro per me. Naturalmente disponibile a tutto ciò che poteva essermi utile, scegliendo le persone giuste e coltivandole. Non era tutto bello e qualche volta bisognava turarsi il naso e andare avanti”.


Tutto questo mondo è cominciato a precipitare quando dopo una serata in discoteca si è ritrovata in una casa privata di una persona sconosciuta, sotto l’effetto di alcol e certamente di sostanze stupefacenti. Ester aveva sempre molta cura nello scegliere chi frequentare, e quella sera qualcuno aveva tradito la sua fiducia.


È stato tremendo prendere coscienza di ciò che era successo – continua a raccontare Ester – ritrovarmi in un posto e con una persona che non conoscevo. Nonostante la testa mi continuasse a girare a mille ho avuto la forza di scappare via e man mano che passavano le ore e recuperavo forze e lucidità ho ricostruito tutto, per quanto mi era possibile, scoppiando in un pianto disperato. Col passare dei giorni il pensiero era fisso a quella notte. Non volevo sentire e parlare con nessuno. Mi sentivo tradita e offesa da persone in cui avevo riposto la massima fiducia. Non sentivo la forza necessaria per continuare la stessa vita di prima. Qualcosa si era rotto e ne portavo i segni”.

 


Scoprire il gusto di una vita nuova

Pignatale_3_gennaio_2012In una situazione così difficile è un’impresa tirarsi fuori da soli. La vita che abbiamo ricevuto non è un omaggio fatto all’ingrosso, ma è un dono prezioso. In certi momenti abbiamo di questo una consapevolezza molto profonda: ad esempio davanti al dolore e alla morte. Si sente con forza che la vita porta con sé una grande dose di responsabilità. Perché è unica, irripetibile e a ciascuno spetta la tutela di questa unicità.


Ester ritorna nella sua città, riscopre il calore della vita familiare, comincia ad incontrare vecchi amici di liceo, alcuni impegnati nel volontariato e si avvicina al mondo degli emarginati, in questo caso anziani disabili che vivono soli o in una famiglia con problemi. Riscopre di essere preparata come assistente sociale e comincia a dare una mano. Non era il mondo che cercava ma quando incontra gli occhi degli anziani che visita e leggeva la gioia e la gratitudine per quello che face sente il cuore vibrare in una maniera a lei sconosciuta.


Sono state quelle persone che incontravo ogni giorno – racconta Ester – con i loro guai fisici e morali a parlare al mio cuore. I loro occhi limpidi che dicevano più di tante parole mi penetravano dentro e mi interpellavano sulla qualità della mia vita. E scoprivo il niente che avevo dentro, la povertà della mia vita. Avvertivo la necessità di riempire il vuoto, la voragine che si era aperta. Ma con che cosa? Con chi? Sembrerà strano ma la risposta è venuta da una triste circostanza. Un’anziana signora che visitavo due volte la settimana, affetta dal morbo di Parkinson, è deceduta improvvisamente. Mi sono ritrovata al suo funerale e ascoltando le parole del sacerdote: «Abbiamo il coraggio di morire a noi stessi, per rinascere all’immortalità dei figli di Dio e vivere in Cristo che è la risurrezione e la vita?», si è aperto uno spiraglio. Avevo bisogno anch’io di risorgere. Il giorno dopo sono ritornata da quel sacerdote e ho potuto finalmente liberarmi da tutte quelle amarezze che impedivano alla mia vita di gustare un sapore nuovo. Periodicamente sono ritornata a verificare il cammino che stavo compiendo. Prendere consapevolezza che la vita è un dono gratuito dell’amore di Dio e come tale deve essere un dono d’amore per i fratelli è qualcosa che ti immerge in un abisso di felicità. Ho scoperto di avere il mio granellino di fede che ha bisogno di essere coltivato e di crescere così che la mia vita possa diventare una pianta robusta che possa servire a qualcuno. Sì anch’io posso essere una piccola luce capace di illuminare tanti amici che sono alla ricerca di un senso da dare alla propria esistenza. È la mia missione”.

 

 

 

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