STORIE DI VITA - Mondo Voc giugno - luglio 2011                                      Torna al sommario

 

 

“Quel che avete fatto al più piccolo lo avete fatto a me”.

 

Solo per servire

 

di Michele Pignatale

 

Da uno spirito di servizio coltivato in famiglia, nelle piccole cose di ogni giorno, all’esperienza in una comunità di bambini con gravi problemi fisici e mentali in Malaysia. La testimonianza di Gemma, che ha dato senso alla sua vita servendo con amore il prossimo.


pignatale_giugno_2011Quante volte abbiamo sentito nel nostro ambiente ecclesiale frasi come queste rivolte specie ai giovani: “la vera realizzazione e la felicità non derivano dall’essere serviti, ma dal servire”; o ancora: “è meglio dare che ricevere”; “il servizio compiuto con amore è offerto liberamente, con il desiderio di rendere felice un’altra persona”.


Il più delle volte queste parole scorrono velocemente e passano sulla testa delle persone come se facessero parte delle solite frasi che si debbono assolutamente dire. E invece capita che qualcuno le prenda sul serio e su di esse comincia a costruire il proprio futuro scavando e andando al cuore del loro significato.


Gemma è una ragazza della provincia di La Spezia, di un paese incastonato in quel bellissimo panorama che sono le Cinque Terre. La sua famiglia è una di quelle normali. Il papà del Corpo Forestale e la mamma insegnante. Forse già dall’attività dei genitori si può percepire il seme presente nel cuore di Gemma. Servire la natura per il papà e gli alunni per la mamma.

 


Uno spirito di famiglia

pignatale_2_giugno_2011Ma c’è anche uno spirito familiare che la ragazza ha potuto respirare. Essendo la più grande di quattro figli, più volte la mamma a causa del lavoro ha richiesto un aiuto quotidiano e da brava insegnante ha aiutato Gemma a capire il senso del servizio in casa e ad imparare a farlo bene. Rifare i letti, preparare la colazione per i fratelli più piccoli, mettere ordine tra le cose che si usano, guardare i compiti; insomma occasioni infinite in una famiglia per poter prestare la propria opera. È  un insegnamento che Gemma ha ricevuto sul campo per acquisire fiducia e rimuovere eventuali ostacoli che avrebbero impedito un buon servizio.


“Devo ritenermi fortunata ad aver avuto genitori che hanno impostato la vita familiare ad essere disponibili gli uni per gli altri – ci racconta Gemma – facendoci acquisire la consapevolezza che fare qualcosa di utile a beneficio degli altri (anche se si tratta di mettere ordine in camera, sistemare i giocattoli negli appositi contenitori) è bello e utile. Tutti fin da piccoli sono stati preparati a questa realtà e attraverso le cose più semplici, come per esempio apparecchiare la tavola e altre piccole cose necessarie perché la macchina familiare potesse scivolare in tranquillità facendo l’esperienza dell’esserci e del partecipare. Credo che la mia scelta di volontariato affondi in queste radici che io ho voluto coltivare senza pormi dei limiti”.


Così è successo che alla fine dell’università, Gemma ha potuto mettere in cantiere una idea che accarezzava dal giorno in cui, partecipando ad un campo scuola missionario, ha sentito come rivolto a se stessa: l’invito ad alzare lo sguardo e a dare del proprio tempo al servizio dei fratelli meno fortunati del mondo. Ma desiderava farlo con le necessarie competenze per essere veramente utile.

 


Prepararsi per servire

pignatale_3_giugno_2011Così, attraverso una suora di un Istituto francese conosciuta al campo scuola, ha potuto frequentare a Parigi un corso di un anno per entrare pienamente nello spirito del volontariato conoscendone ogni risvolto dell’esperienza.


“È stata un’esperienza bellissima – racconta entusiasta Gemma – fatta con altre dieci ragazze provenienti anche dalla Svizzera, dalla Germania e dal Belgio. Con un programma intenso che partiva dall’aspetto motivazionale, a quello delle capacità relazionali, alle competenze professionali per  partecipare al meglio a determinati progetti, all’approfondimento spirituale, alla conoscenza delle culture e delle situazioni dei paesi destinatari del nostro servizio. Il tutto vivendo una forte vita comunitaria di condivisione prima fra di noi aspiranti e poi con la comunità delle sorelle che ci ospitavano”.


Alla fine dell’anno di formazione, Gemma aveva già la sua destinazione e la conoscenza del luogo e dell’attività che avrebbe dovuto compiere. Insieme ad una ragazza della Svizzera, è volata in Malaysia al servizio di una comunità di bambini con forti problemi mentali e fisici. E qui è cominciata un’altra storia  che neanche l’anno di formazione aveva potuto rendere nella sua crudezza. L’impatto è stato molto forte e quasi debilitante in cui tutte le ragioni e le motivazioni erano messe a dura prova.  La condizione dei bambini accolti amorevolmente da quella comunità di suore erano davvero allucinanti. Si trattava di dare fondo a tutte le risorse interiori per svolgere quel servizio che voleva solo far vivere dignitosamente quei bambini senza futuro.


“Non è stato facile per me – dice Gemma – cominciare questa esperienza trovandomi di fronte bambini con menomazioni fisiche evidenti oltreché mentali. Una rabbia ha cominciato a serpeggiarmi dentro. Perché, mi chiedevo, questa condizione inflitta a piccoli esseri indifesi? Che colpa dovevano espiare? Volevo ritornare subito. Quando li accudivo non riuscivo ad essere serena, amorevole. Lucy, la mia compagna di avventura, ha reagito meglio e mi è stata molto vicina e ci siamo ripetute tutte le motivazioni che ci avevano portato in quella realtà. Ma la più importante che mi ha scosso e che mi ha dato la carica per riprendermi è ascoltare la Parola di Dio in cappella, alla presenza di quei bambini e sentire risuonare nel cuore: “ quello che avete fatto al più piccolo l’avete fatto a me”. E guardarsi intorno e accorgersi della presenza di Gesù nello sguardo sfigurato di quei bambini e sentire la voglia di abbracciarli tutti. Ho fatto due anni con loro e adesso è cominciato il mio secondo biennio. Sono la mia vita, come potrò lasciarli?

 

 

 

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